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Cani di Dogman tra proteste animaliste e premi. Al chihuahua la Palm Dog Wamiz e al carlino Harley la Palm Dog Manitarian

(19/05/2018)
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I cani di Dogman si ritrovano sulla Croisette tra proteste sui social di qualche animalista improvvisato (che non ha neppure visto il film) e premi da ricevere. Va detto che di cani in Dogman, film di Matteo Garrone in corsa per l'Italia per la Palma d'oro molto applaudito stamani alla prima...


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Aperitivo dagli AMici di Vallegrande con bevande, stuzzichi e un mercatino per aiutare i gatti

(19/05/2018)

Vallegrande_CopiaSarà una vera e propria festa quella che oggi pomeriggio, dalle 15 in poi, si terrà all’Oasi felina del Rifugio di Vallegrande.
Ad accogliere quanti vorranno partecipare i mici e le volontarie dell'associazione Marison che si prendono cura di circa 300 gatti
Al mercatino dell’associazione si...


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Pecore, capre ma forse anche mucche per curare il verde incolto di parchi e ville romane

(18/05/2018)

ferrara_320x200_CopiaAvvalersi delle pecore e di altri animali come 'tosaerba' naturali nei parchi e nelle grandi ville di Roma è quanto avrebbe chiesto la Sindaca Raggi per risolvere il problema del verde romano cresciuto a dismisura. Una trovata che non ha mancato di suscitare parecchie battute ironiche. Senza...


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Vende abusivamente cani in Svizzera, denunciata donna italiana, in casa 24 esemplari tra dogo argentini, bullterrier e chihuahua

(18/05/2018)

dogoconcuccioli_CopiaUna donna italiana di 26 anni è stata denunciata dal Ministero pubblico del Canton Ticino e dalla Polizia cantonale perché allevava e vendeva abusivamente cani importandoli dall'Italia alla Svizzera. Le indagini sono cominciate da una segnalazione giunta dal canton Zurigo su un allevamento...


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Cavalla vagante trovata a Calenzano (Firenze), IHP deposita un esposto contro il Comune

(18/05/2018)

Primo-piano-di-un-cavallo_CopiaA distanza di 7 mesi dal ritrovamento di una cavalla ferita segnalata da alcuni cittadini, nonostante innumerevoli istanze e solleciti e perfino un passaggio formale dell’Asl, il Sindaco di Calenzano (Firenze)si rifiuta di assumersi le responsabilità che la legge gli attribuisce, causando enormi...


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Aisa: incentivi e detrazioni agli anziani che adottano un cane o un gatto dai rifugi

(18/05/2018)

anziani-e-animali_CopiaSostenere e promuovere l’adozione, da parte degli anziani, di pet da canili e gattili, attraverso incentivi sotto forma di detrazioni e deduzioni di spese veterinarie, riduzione dell’Iva sui farmaci veterinari e sulle prestazioni obbligatorie.
E’ la proposta lanciata da Aisa (l’associazione di...


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PostHeaderIcon Rapporto Assalco è boom di pet nelle case degli italiani. Enpa: la sola a non accorgersene è la politica. Al governo che verrà chiediamo un cambio di passo

agriturismo_CopiaLa ventunesima edizione del rapporto Assalco, diffusa oggi, conferma il grande amore degli italiani per i pet. Un dato su cui riflettere sono quei 58 Disegni di legge presentati nelle aule parlamentari, in materia di diritti e di tutela animali, e mai approvati. Come nel caso, giusto per citarne uno, di quello relativo alla possibilità per i vet di prescrivere farmaci generici a cani, gatti & Co. in luogo dei costosissimi farmaci ad esclusivo uso veterinario.
Insomma, in Italia è boom di animali d’affezione ma gli unici a non  essersene accorti, come dimostrano i dati Assalco, sono proprio i nostri rappresentanti politici. Ai quali da anni l’Ente Nazionale Protezione Animali chiede l’introduzione di misure di favore per i quattro zampe – a partire dall’Iva agevolata per il pet food e le prestazioni veterinarie – anche in considerazione della crescente importanza sociale che essi stanno assumendo, basti pensare alla pet therapy o al supporto affettivo dato a tantissimi anziani.
Oggi un cambio di passo nelle politiche “animal friendly” non è più rinviabile. «Per questo – dichiara Enpa – al governo che verrà chiediamo una forte discontinuità. D’altro canto proprio i temi animalisti, sia per gli animali d’affezione che per i selvatici, potrebbero essere uno dei principali banchi di prova dell’effettiva volontà di cambiamento delle forze politiche».

Ultimo aggiornamento (Venerdì 18 Maggio 2018 09:57)

 

PostHeaderIcon "Orsi e lupi in aumento, il ruolo delle aree". Crescita favorita dalle reintroduzioni e dalla tutela

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Orsi e lupi in aumento in Italia. In alcuni casi, grazie agli sforzi di reintroduzione messi in atto dalle istituzioni, come nel caso dell''orso nel Parco dell''Adamello Brenta, in altri (è il caso del lupo) di dinamiche naturali della specie, favorita dalla protezione accordata in Italia e in Europa dopo il 1977 e dall''aumento delle risorse alimentari.
E' così che "alcuni grandi carnivori sono aumentati di numero negli ultimi anni estendendosi a zone dalle quali erano quasi scomparsi. Penso agli orsi nelle Alpi orientali o ai lupi nelle regioni appenniniche", spiega il presidente di Federparchi Giampiero Sammuri in occasione del seminario ''''La presenza dei grandi carnivori: opportunità e criticità'''', oggi a Pescasseroli, presso la sede del Parco Nazionale di Abruzzo Lazio e Molise, organizzato da Federparchi in vista del Congresso di ottobre a Roma.  "Se gli orsi, sia nelle Alpi che in Abruzzo, sopravvivono ancora con piccole popolazioni (in tutto circa cento esemplari) si deve al fatto che esistono parchi e riserve - aggiunge Sammuri - che ormai da quasi un secolo sono impegnati in un grande sforzo di tutela. Presidenti, direttori, tecnici, ricercatori, veterinari, guardaparco, carabinieri forestali, contribuiscono a questo risultato".
Diverso il discorso sul lupo. L''enorme espansione degli ungulati selvatici (cinghiali, cervi, daini, caprioli, cioè le prede naturali del lupo), ne ha favorito la sopravvivenza e quindi l''incremento numerico. In Italia oggi i lupi sono da 5 a 10 volte più numerosi rispetto alla metà degli anni ''70 del secolo scorso e questo ha determinato anche la ricolonizzazione di territori dai quali era scomparso da oltre un secolo.
Proprio nelle zone di nuova espansione si registra il maggior conflitto con le attività umane, in particolare con gli allevamenti di animali. "Se la Ue e l''Italia decidono di tutelare il lupo, allo stesso modo devono tutelare chi ne riceve danni - dice Sammuri - Del resto se si indennizzano i danni prodotti dai cinghiali, specie di nessun interesse per la conservazione e che, anzi, va limitata perché troppo abbondante in alcune aree, non si capisce perché non si debba fare altrettanto (e con decisione) per i danni prodotti dai lupi". 
C''è poi il nodo degli ibridi e dei cani inselvatichiti omal custoditi; anche questi protagonisti di molti danni alle attività economiche. "Un controllo efficace dei cani e la rimozione degli ibridi diminuisce i danni e favorisce il mantenimento della purezza genetica del lupo'''', conclude Sammuri.Ricostituire popolazioni stabili di grandi carnivori, a partire dal lupo e dell''orso, smantellare vecchi allarmismi, sviluppare adeguate azioni di gestione delle specie garantendo la tranquillità dei cittadini e la convivenza con gli operatori economici a partire dagli allevatori: sono i temi del seminario di oggi. "Un''occasione importante per confrontarci con le altre esperienze italiane sulla conservazione di orso e lupo, due specie da sempre presenti nel Parco Nazionale d''Abruzzo Lazio e Molise", commenta Antonio Carrara, presidente del Parco Nazionale di Lazio Abruzzo e Molise.
Il lungo lavoro svolto dal Parco in quasi un secolo di vita ha consentito alle due specie di conservarsi e, nel caso del lupo, di ricolonizzare non solo l''Appenino ma, negli ultimi anni, anche le Alpi. Più complesso il lavoro di conservazione dell''orso, che vive in aree limitate del Paese. "La conservazione dell''orso bruno marsicano -sottolinea Carrara - fa parte del nostro lavoro quotidiano ma deve essere un obiettivo condiviso il più largamente possibile, dagli altriParchi come dalle altre istituzioni e dalle associazioni che a vario titolo sono chiamate in causa dalla presenza dell''orso e dalla sua auspicabile espansione''''.

(Mst/AdnKronos)

Ultimo aggiornamento (Giovedì 10 Maggio 2018 09:53)

 

PostHeaderIcon Oggi Festa dell’Unione Europea, Enpa: dall’UE un forte contributo alla tutela di animali e ambiente, ma c’è ancora molto da fare. Le nostre richieste

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«Per celebrare la giornata dedicata all’Unione Europea serve una migliore applicazione delle normative comuni e servono nuovi obiettivi da raggiungere, non certo meno Europa. E’ ciò di cui, a più sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, hanno bisogno gli animali, la natura, i cittadini. Soprattutto oggi che il crescente populismo rischia di  mettere in pericolo, con una deregulation nazionalistica, la regole comuni di tutela ambientale. Tuttavia, anche in un momento così delicato, su questo versante giungono, proprio dall’Europa, segnali incoraggianti. Quali, ad esempio, il bando sui tre pesticidi neonicotinoidi sche, seppur ancora insufficiente, rappresenta comunque un passo avanti nella tutela delle api. Positiva è anche la risoluzione, approvata a larghissima maggioranza, con cui il Parlamento Europeo ha chiesto il bando, in tutto il mondo, dei test condotti sugli animali per i cosmetici». Lo dichiara Annamaria Procacci, consigliera nazionale di Enpa.
Ma per rendere l’Unione Europa realmente  animal friendly molto resta ancora da fare, a partire dal divieto di uccidere i randagi e dalla creazione di un’anagrafe europea degli animali d’affezione. Così come è necessario puntare con forza sulla ricerca scientifica senza animali. «All’Europa – prosegue Procacci – chiediamo che venga adottato un regime di totale protezione,  equindi l’esclusione dalla caccia, di tutte le specie di uccelli selvatici in crisi, classificati cioè come Spec1, Spec2, Spec3».
Anche per l’Italia, l’Europa ha rappresentato uno stimolo al progresso. E se oggi siamo tutti più sensibili e attenti alla tutela dell’ambiente e degli animali, il merito – in fondo - è pure di Bruxelles. Per questo, è fondamentale voltare pagina rispetto all’esperienza politica recente, la peggiore che il Paese abbia vissuto sotto l’aspetto ambientale: dall’assalto alla normativa sui parchi, ai tentativi di introdurre l’uccisione dei lupi, al testo unico sulle foreste.  Una controriforma culturale – questa – che ci ha riportato al periodo in cui la natura era considerata alla stregua di merce da sfruttare e non un patrimonio condiviso che ogni Stato deve proteggere.
Eppure in questi sessant’anni, l’Europa e con essa l’Italia, ha compiuto un lungo cammino, scandito da direttive e regolamenti fondamentali, quali le due “direttive madri”, quella sulla conservazione degli Uccelli selvatici (la 409/1979, novellata nel 2009) e la numero 43/1992, nota come direttiva Habitat.
La celebre “direttiva Uccelli”, ha posto come misura inderogabile l’obbligo di mantenere in uno stato soddisfacente di conservazione le popolazioni di avifauna, ha vietato l’uccellagione, ha posto un freno al bracconaggio, ha escluso tutta una serie di specie dall’attività venatoria. Soprattutto, ha vietato gli spari nelle fasi biologiche fondamentali della migrazione prenuziale, della nidificazione, della dipendenza dei piccoli dai genitori. Ma una tappa essenziale per il mantenimento della biodiversità è anche stata quella segnata dalla direttiva relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, con il regime di tutela che essa assegna a ecosistemi e territori fondamentali per la sopravvivenza di tanti esseri viventi.
Su questi due pilastri si è poi sviluppato un ampio corpo di norme ”protezioniste” che ha toccato il suo momento più alto con il riconoscimento agli animali dello status di esseri senzienti avvenuto con il Trattato di Lisbona del 2007.

 

 

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