Due gatti domestici che si sono ‘ammalati’ in zone diverse nello Stato di New York sono i primi animali domestici in Usa risultati positivi al coronavirus. Hanno entrambi sintomi lievi e si riprenderanno a breve, dicono le autorita’ veterinarie, che rassicurano anche sulla possibilita’ che possano diffondere il contagio. “Non c’e’ alcun motivo di prendere misure che possano compromettere il loro benessere”, hanno puntualizzato con un comunicato congiunto l’agenzia dei laboratori di veterinaria del dipartimento di Agricoltura e i centri federali della Sanita’. Perche’ sul punto i medici sono concordi: non c’e’ la prova che gatti e cani possano svolgere un ruolo attivo nella diffusione del virus. E anche il super virologo della task force sul coronavirus della Casa Bianca, Anthony Fauci, ha detto che “tutto e’ possibile” ma che “non ci sono prove della trasmissione dall’animale all’uomo”. Il primo gatto e’ stato sottoposto al test dal veterinario perche’ aveva problemi respiratori, ma nessuna delle persone presenti in casa e’ risultata positiva al Covid-19. Nel caso del secondo, invece, il test e’ stato fatto dopo che il padrone e’ risultato contagiato. Ma un altro gatto, che vive nella stessa abitazione, non e’ risultato positivo. I casi di positivita’ tra gli animali sono rarissimi: sembra che la trasmissione della malattia dall’uomo all’animale sia molto bassa. Il primo animale risultato positivo in Usa e’ stata Nadia, una tigre malese di 4 anni. Dopo di lei sono risultati positivi, sempre nello zoo del Bronx di New York, altre quattro tigri e tre leoni, che avevano tutti segni di tosse. I veterinari assicurano comunque che gli animali si comportano normalmente, mangiano e la loro tosse si e’ notevolmente ridotta. Il contagio iniziale probabilmente e’ partito da un custode che era positivo ma in modo asintomatico o che ha avuto contatti con gli animali prima di sviluppare sintomi. Stanno tutti bene invece gli altri animali dello zoo: i leopardi delle nevi, i ghepardi, il leopardo dell’Amur, i puma, nessuno mostra segni di malattia.
Il 24 marzo in Belgio era risultato positivo al virus un gatto. Ma il primo animale al mondo che, a quel che si sa, si e’ contagiato e’ stato un volpino di Pomerania di 17 anni, appartenuto a una 19enne di Hong Kong, contagiata anche lei. Lei si e’ ripresa, mentre il Pomerania, quando e’ stato trovato “lievemente positivo”, e’ stato messo in quarantena: dopo qualche settimana, quando e’ guarito, e’ stato fatto ritornare a casa ma poi e’ morto (i proprietari non hanno voluto fargli fare l’autopsia per cui non si e’ capito di cosa sia deceduto, probabilmente vecchiaia). Sempre a Hong Kong a febbraio e’ risultato positivo anche un pastore tedesco, che e’ rimasto contagiato con il suo padrone ed e’ stato messo anche lui in quarantena; con lui, in un canile separato all’interno di una struttura governativa, e’ stato messo in quarantena anche l’altro cane che viveva nell’abitazione, un meticcio, nonostante fosse risultato negativo ai test. Anche nel caso del pastore tedesco, secondo le autorita’ di Hong Kong, si e’ trattato di un contagio da uomo ad animale, e non viceversa. Del resto, anche durante l’epidemia di Sars, gli animali domestici non si ammalavano e non trasmettevano la malattia all’uomo. IDEXX Reference Laboratories, un consorzio di laboratori di test in tutto il mondo, ha annunciato a marzo di aver creato un kit per test a felini e canini: hanno anche fatto test su oltre 4.000 esemplari provenienti dagli Stati Uniti e dalla Corea del Sud e nessuno e’ risultato positivo. Come ha detto l’Organizzazione mondiale della Sanita’, “non ci sono prove” che gli animali domestici possano trasmettere il contagio di Covid-19 ai loro proprietari.

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