Il pilota Antônio Sena, 36 anni, è sopravvissuto allo schianto del suo aereo nel cuore dell’Amazzonia grazie a delle aiutanti veramente inaspettate: le scimmie. Gli insegnamenti di queste “amiche” gli hanno permesso di camminare per oltre un mese attraverso la selvaggia e pericolosissima foresta pluviale. Il pilota stava sorvolando a circa mille metri di altitudine sopra l’immensa distesa verde smeraldo della foresta tra gli Stati di Parà e Amapà,, quando il motore del suo piccolo velivolo si ammutolisce. Fa a tempo a puntare verso una piccola valle contornata di palme poi lo schianto. Riesce ad allontanarsi appena in tempo afferrando coltellino, una torcia, un paio di accendini e il telefono con la poca batteria rimasta prima che il Cessna prenda fuoco. Antônio decide di rimanere in zona per alcuni giorni, restando nei pressi dei rottami del Cessna in attesa di soccorsi. Attesa vana, così decide di mettersi in cammino per quello che si rivelerà un viaggio faticoso di quasi 30 Km attraverso la foresta pluviale, habitat naturale di giaguari, insetti velenosi e anaconde. Per compiere quest’impresa ha bisogno di nutrirsi e qui entrano in scena le scimmie. Un branco di scimmie ragno dispettose gli stava intorno cercando tutte le sere di distruggere il rifugio che Antônio si costruiva sugli alberi. Ma le scimmie sono state anche la sua salvezza: dopo averle viste mangiare un piccolo frutto rosa brillante chiamato breu, Antônio ha pensato che potesse essere commestibile anche per gli esseri umani, e da quel momento è diventata la sua principale fonte di sostentamento insieme a uova blu di uccelli inambu, acqua piovana e poco altro. Tanto che, alla fine della storia, ha perso circa 25 chilogrammi. Un pomeriggio, circa quattro settimane dopo l’incidente, ha sentito tra gli alberi il ronzio di una motosega. Era salvo. Si era imbattuto per caso in un gruppo di raccoglitori di noci che da tre anni non frequentava quella parte della foresta. Questa incredibile storia di sopravvivenza, ha riportato sotto la luce dei riflettori l’industria mineraria illegale in Brasile, fiorita negli ultimi decenni nei territori indigeni e in altre parti dell’Amazzonia che dovrebbero essere riserve naturali intoccabili dove le uniche attività umane consentite sono quelle destinate alla protezione della foresta.
Fonte: rainews.it 

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