Come reso noto da fonti di stampa, l’ultima in materia di sperimentazione animale arriva dalla Corea del Sud, dove, al povero Tegon, un esemplare di beagle “confezionato” con le tecniche della clonazione, è toccato non soltanto nascere in modo artificiale per trascorrere i suoi giorni al chiuso di un laboratorio scientifico ma anche brillare di verde quando esposto alla luce ultravioletta. «Ieri i topi che fabbricano organi umani, oggi i cani fluorescenti e domani … sarà forse il turno degli asini che volano?», commenta provocatoriamente Ilaria Ferri, direttore scientifico dell’Enpa, che aggiunge: « Al di là del sarcasmo, la tragica realtà è che questi esperimenti così bizzarri, degni di una “bottega degli orrori”, sono sadici e non servono a nulla se non a illudere i malati.» «Ricordo, infatti, che, nonostante il convincimento di certi scienziati, il “modello” animale è profondamente diverso da quello umano – prosegue Ferri –. Del resto, se così non fosse che bisogno ci sarebbe di ripetere, spesso con esiti disastrosi, gli stessi esperimenti anche sui pazienti umani?» I progressi della scienza medica e della farmacopea possono essere garantiti con ben noti ed efficaci metodi sostitutivi quali la tossicogenomica– vale a dire il metodo attraverso il quale viene misurato il livello di tossicità di qualunque sostanza ponendola a contatto con il Dna di una cellula –, i test in vitro o con l’utilizzo di validissime simulazioni computerizzate. «A dispetto di ciò si continua a percorrere pedissequamente una vecchia strada perché, come affermano autorevoli scienziati, tra cui non posso non ricordare il biologo italiano Gianni Tamino, il tossicologo molecolare Claude Reiss, il presidente dell’associazione internazionale veterinari per i diritti degli animali, Andrew knight, la sperimentazione animale serve ad alimentare i profitti delle multinazionali che la finanziano.» «Tanto meglio dunque se i “risultati” sono utili a fomentare il sensazionalismo, come nel caso del povero Tegon – conclude Ferri -. Peccato però che a pagare il contro delle multinazionali siano non solo gli animali ma i malati stessi che attendono una cura per numerose patologie, alle quali la scienza medica, piegata sulla sperimentazione, non sa ancora dare una risposta.»

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