Pubblichiamo nota firmata dalla Sezione Enpa di Rovereto e dall’associazione Flama d’Anaunia.
“Abbiamo letto con sgomento l’articolo “Profughi: per i pasti 5,5 milioni di euro” apparso sul “Trentino” il 1° novembre. Lo sgomento non è dovuto al fatto che la Provincia ha deciso lo stanziamento dei fondi necessari per la fornitura di pasti a 500 persone al giorno per i prossimi due/tre anni, in quanto ciò rientra fra i doveri della PAT (Provincia Autonoma di Trento). Lo sgomento, forte e profondo, che abbiamo provato è dovuto al fatto che ai profughi verrà fornita anche carne “halal”, cioè di animali sottoposti alla cosiddetta macellazione rituale che prevede che essi non vengano preventivamente storditi (nella macellazione “normale” vi è l’obbligo di stordire l’animale prima di macellarlo, al fine di attutire almeno in parte sofferenza e terrore) e quindi vengono sgozzati mentre sono completamente coscienti e così rimangono, finché muoiono per dissanguamento.
Ci chiediamo perché l’istituzione che rappresenta tutti noi e che dovrebbe la prima a rispettare le leggi nazionali sia, invece, quella che – con una certa indifferenza della sensibilità dei Trentini – è pronta a pagare con il denaro dei contribuenti la carne proveniente da animali macellati con modalità consentita esclusivamente in deroga alle leggi che i cittadini italiani devono rispettare (la violazione delle norme per la protezione degli animali durante la macellazione comporta una condanna penale). Perché la provincia non ha cercato soluzioni che permettano di fornire i pasti ai profughi e di rispettare sia le leggi di tutela degli animali che la sensibilità e l’attenzione che la società trentina ha sviluppato nei confronti di questi nostri fratelli?
La soluzione la diamo noi, sperando che la PAT non dimostri di essere sorda alle richieste dei suoi cittadini: la scelta di fornire alimenti senza prodotti di origine animale permetterebbe di dare contemporaneamente risposta alle tradizioni delle popolazioni musulmane, al dovere per l’istituzione provinciale di rispettare le leggi nazionali, al dovere di rispettare la sensibilità verso gli animali della società trentina. Troppo rigida come scelta alimentare? In realtà è quella che riscuote il plauso dei maggiori esperti in alimentazione e che risponde ai dettami dell’OMS, oltre ad essere la più rispettosa dell’ambiente. Ma se questa sembra troppo progredita ed evoluta, rimane la scelta dell’alimentazione vegetariana, che prevede il consumo dei prodotti di origine animali, ma non della carne e del pesce.
Speriamo che le Istituzioni accolgano il nostro suggerimento, per una vera accoglienza dei profughi che preveda che noi trentini assorbiamo dalle altre culture quanto c’è di migliore, ma sappiamo nel contempo diffondere le nostre conquiste etiche e culturali. (enpa.it)

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