Stop ai finanziamenti pubblici per le attività circensi. Lo chiede l’Enpa che ritiene inammissibile la previsione di incentivi e agevolazioni pubblici per attività fondate sullo sfruttamento e sul maltrattamento degli animali. Infatti la cattività circense – vale a dire prelevare un animale dal suo ambiente naturale o farlo nascere tra la sbarre di una gabbia, costringerlo a vivere in spazi angusti (spesso sono di pochi metri), addestrarlo attraverso la deprivazione alimentare ad eseguire una serie di esercizi contrari alle sue caratteristiche etologiche – rappresenta una forma di maltrattamento in sé. Tanto più grave in quanto autorizzata dalle leggi dello Stato e incentivata con l’esborso di denari pubblici, cui concorrono tutti i contribuenti italiani. Dati alla mano (sono pubblici, disponibili sul sito del Ministero per i Beni e le Attività culturali), nel solo 2010 alle “attività circensi e spettacolo viaggiante” sono stati assegnati 6.252.883,32; con un incremento del 15% rispetto al 2009 quando sono state ammesse ai contributi più di 160 domande finalizzate prevalentemente (più del 40%) all’acquisto di nuove attrezzature. Ancora più eloquenti le statistiche relative agli ultimi cinque anni: dal 2006 al 2010 le insegne circensi hanno ricevuto in dote oltre 32 milioni di euro. Ma il circo agli italiani piace? In questo caso i dati (2006) del Ministero per i beni e le attività culturali sono impietosi: a fronte dei circa 105 milioni di biglietti “strappati” per gli spettacoli cinematografici, degli oltre 16milioni per quelli di prosa, le esibizioni circensi ne hanno emessi 

appena 1,4milioni; meno degli spettacoli musicali (3milioni) e di quelli di danza (1,8milioni). «Trentadue milioni di euro in cinque anni rappresentano un vero e proprio tesoretto – commenta l’Enpa – che, specie in un periodo così difficile per la nostra finanza pubblica, avrebbe potuto essere utilizzato per sostenere iniziative molto più meritorie, come gli spettacoli senza animali che non lucrano sulla pelle di altri esseri viventi infliggendo loro inutili sofferenze.»

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