Contrari alla vivisezione (oltre l’80%), alla caccia (il 74,3%), all’uso di animali nei circhi (il 65% dice no), all’uccisione di altri esseri viventi per ricavarne pellicce (85,5%), gli italiani dimostrano di essere attenti e sensibili alla tutela degli animali.
Anche se la crisi si fa sentire, gli italiani continuano ad amare i “quattrozampe”: quattro persone (il 39,4%) su 10 ne ospitano almeno uno a casa loro, mentre il 60,6% non ne possiede. In particolare, il 27,5% ha accolto in casa propria un animale e l’11,9% più di uno. E’ quanto emerge dai dati de Rapporto Italia 2014 presentati dall’Eurispes.  
Il cane continua a essere l’animale più presente nelle case degli italiani, infatti è il 53,7% ad avere almeno un «Fido» in famiglia. Segue nella lista degli animali preferiti come compagnia domestica il gatto (45,8%).
Dai dati raccolti emerge un fenomeno particolare: la presenza di almeno un animale in casa è scesa rispetto a quella dell’anno scorso che si assestava al 55,3%. Difficile dare una spiegazione precisa di una tale riduzione: da un lato la crisi economica, così come dimostrano anche i dati sulle spese veterinarie, potrebbe aver inciso sulla decisione di condividere la propria vita con un animale, così come gli italiani potrebbero aver preso una maggiore consapevolezza sull’impegno e sui bisogni legati all’avere in casa un “quattrozampe” evitando di aprire le porte della propria casa a un animale se non si è certi di poterlo considerare e curare come un membro della famiglia.
La metà di chi ha un animale (52,1%) spende in media meno di 30 euro al mese per il suo fabbisogno nutrizionale, igienico e sanitario, il 32,8% fino a 50 euro mensili, mentre la restante parte si divide tra il 10,9% di quanti spendono una cifra che va dai 51 ai 100 euro, il 2,1% di chi spende da 101 a 200 euro, l’1,4% di coloro che spendono un importo compreso tra 201 e 300 euro e un’esigua minoranza, lo 0,2%, che non bada a spese, andando oltre i 300 euro al mese. Più della metà di chi ha un animale domestico (55,1%) afferma di riuscire a nutrirlo con meno di 30 euro al mese, mentre il 29,8% spende da 31 a 50 euro, il 10,9% da 51 a 100 euro, il 2,6% da 101 a 200 euro.
Per quanto riguarda invece, le visite dal veterinario,la maggior parte dei padroni (il 69,1%) spende per visite ed eventuali medicine una cifra contenuta entro i 100 euro l’anno. Circa un quinto (18,8%) spende dai 101 ai 200 euro, mentre si assottiglia la quota di quanti mettono mano al portafogli in maniera più consistente: il 6,7% spende dai 201 ai 300 euro e il 2,6% oltre 300 euro l’anno. L’Eurispes inoltre quest’anno ha deciso di ampliare il suo raggio d’indagine sul tema animali dando voce anche ai veterinari. L’indagine è stata realizzata col prezioso contributo della Federazione Nazionale Ordine Veterinari Italiani (Fnovi) che ha coinvolto i propri associati nella compilazione del questionario. L’82,8% dei veterinari riscontra spesso una cura adeguata degli animali, il 2,2% sempre, mentre un 14,8% si dimostra più critico rispondendo «raramente». La crisi colpisce pesantemente anche i nostri piccoli amici: la larga maggioranza del campione riferisce che i proprietari di animali hanno ridotto le spese veterinarie, per il 52,1% abbastanza, per il 34,7% (oltre un terzo) addirittura molto. Solo il 12,9% parla di una lieve riduzione.
Tra le diverse voci relative alle spese veterinarie quelle su cui, secondo i veterinari, sono stati fatti più tagli sono le cure e gli interventi chirurgici costosi (49,3%) e i controlli medici periodici (48%); solo il 2,7% parla dei medicinali. Un’altra conferma della difficoltà della situazione del Paese arriva dal fatto che per quasi la metà dei veterinari (48,2%) sono aumentati negli ultimi anni i clienti che chiedono il loro aiuto per affidare ad altri i propri animali, non riuscendo a sostenere le spese per mantenerli. Per il 50,2% sono rimasti stabili, solo per l’1,6% sono diminuiti.
Il 47,2% dei veterinari dichiara che la disponibilità dei clienti ad adottare animali, rispetto a qualche anno fa, è rimasta stabile, ma un rilevante 44,3% sostiene che è diminuita; solo per l’8,5% è invece aumentata. Per quanto riguarda l’abbandono degli animali, più della metà dei veterinari (59,5%) afferma che il numero di animali feriti o in difficoltà in seguito ad abbandono portati nel suo ambulatorio è sostanzialmente stabile rispetto al passato. È però degno di nota il fatto che un veterinario su 4 (25,7%) abbia notato un aumento degli abbandoni rispetto a qualche anno fa; il 14,8% parla invece di una diminuzione. Alla maggioranza dei veterinari (66,3%) è capitato di ricevere in ambulatorio un animale selvatico in difficoltà. Sono soprattutto i privati cittadini a portare gli animali selvatici in difficoltà dai veterinari (57,3%).
Al 13% dei veterinari sono stati portati animali selvatici dalle Forze dell’ordine, al 10,1% da Associazioni di volontariato. Gli animali selvatici portati con maggior frequenza negli ambulatori veterinari sono i volatili (è capitato di occuparsene al 52,5% dei veterinari), seguiti dai mammiferi (37%) e dai rettili (8,3%). Alla maggioranza dei veterinari (1,4% spesso, 22,5% qualche volta e 51,7% raramente) inoltre è capitato di curare animali maltrattati. Per quanto riguarda l’anagrafe canina, a quasi tutti i veterinari è capitato di visitare cani privi di microchip o non iscritti all’anagrafe canina (solo al 9,2% non è mai successo). Per la maggioranza dei soggetti (69%) ciò accade qualche volta, per il 21,3% spesso. Infine il 40,1% dei veterinari afferma che nel corso dell’ultimo anno sono aumentate le richieste di eutanasia a seguito di diagnosi di malattia cronica/non curabile

Categorie: News dal Mondo