Presso la Commissione Agricoltura della Camera nell’ambito dell’esame delle proposte di legge recanti “Norme per la tutela degli equidi e loro riconoscimento come animali di affezione” anche l’Ente Nazionale Protezione Animali è intervenuto ieri in audizione.
“Per Enpa questo tema ha un valore storico e identitario”, ha dichiarato la presidente nazionale Carla Rocchi
durante l’audizione. “La nostra associazione nasce 155 anni fa proprio da un episodio di maltrattamento di cavalli visto da Garibaldi. In un certo senso, noi siamo debitori ai cavalli e agli altri quadrupedi dell’inizio stesso della nostra storia”.
Enpa ha accolto con favore l’avvio dell’esame parlamentare, sottolineando come si tratti di un passaggio atteso da anni. Cavalli, asini, muli e gli altri equidi restano ancora oggi in una zona grigia normativa: da un lato animali di relazione, impiegati anche in ambiti educativi e terapeutici; dall’altro ancora esposti a macellazione, sfruttamento e pratiche incompatibili con il loro benessere.
“Il cavallo è un animale di confine”, ha proseguito Rocchi. “Non è il cane, non è il gatto, ma non può più essere considerato un animale da produzione. Ha accompagnato la storia dell’uomo in modo profondamente diverso e merita una tutela coerente con questo ruolo”.
Le proposte: convergenze importanti, ma serve un salto di qualità
Nella sua relazione Enpa ha evidenziato come le proposte di legge in esame presentino una significativa
convergenza su alcuni punti fondamentali:
– riconoscimento degli equidi come animali di affezione
– divieto di macellazione e commercio finalizzato
– identificazione obbligatoria tramite microchip
– registrazione anagrafica e classificazione come “non DPA”
– introduzione di sanzioni penali e amministrative
“È un fatto positivo e non scontato”, ha sottolineato Carla Rocchi. “Esiste una base comune solida e anche un consenso trasversale tra le forze politiche. Ma proprio per questo bisogna evitare una sintesi al ribasso”.
Le richieste di Enpa: una legge completa e realmente efficace
Enpa chiede che il testo unificato recepisca gli elementi più avanzati presenti nelle diverse proposte.
In particolare:
– Standard concreti di benessere: spazi minimi, obblighi di cura, alimentazione adeguata, tutela dei puledri e divieto di pratiche lesive come il taglio della coda, la marchiatura a fuoco e la doma violenta
– Patente equina per chi detiene o lavora con gli equidi, come strumento di prevenzione dei maltrattamenti
– Divieto del PMSG, per fermare lo sfruttamento delle giumente nella produzione farmacologica
– Sistema sanzionatorio più severo, con pene realmente deterrenti e aggravanti per il commercio illegale
– Fondo adeguato per la riconversione degli allevamenti e gestione degli animali in esubero
– Pensionati pubblici e percorsi di recupero, per evitare abbandoni e situazioni di degrado
– Tutela degli equidi selvatici o rinselvatichiti, riconosciuti come patrimonio naturalistico
-Coinvolgimento delle associazioni e rafforzamento dei controlli, anche attraverso le guardie zoofile
– Commissione tecnica permanente, per garantire continuità e monitoraggio nell’applicazione della legge
“Non basta vietare la macellazione”, ha ribadito Rocchi. “Un animale riconosciuto come essere senziente e animale di affezione deve essere tutelato nella vita quotidiana, nelle condizioni in cui vive, lavora o viene gestito”.Enpa ha infine sottolineato come il contesto sociale sia oggi favorevole a una riforma ambiziosa.
“In passato ci siamo trovati ad anticipare i tempi, come con la legge 281 del 1991”, ha ricordato Carla Rocchi. “Oggi invece il sentire comune è già maturo. I cittadini chiedono più tutela per gli animali. Questa legge può davvero rappresentare un risultato storico, atteso da anni”.
“Gli equidi non possono restare animali a metà: affetti quando servono e merce quando non servono più. Il Parlamento ha oggi l’opportunità di superare definitivamente questa contraddizione e portare l’Italia all’avanguardia in Europa nella loro tutela”.
Enpa ha infine sottolineato come il contesto sociale sia oggi favorevole a una riforma ambiziosa.
“In passato ci siamo trovati ad anticipare i tempi, come con la legge 281 del 1991”, ha ricordato Carla Rocchi. “Oggi invece il sentire comune è già maturo. I cittadini chiedono più tutela per gli animali. Questa legge può davvero rappresentare un risultato storico, atteso da anni”.
“Gli equidi non possono restare animali a metà: affetti quando servono e merce quando non servono più. Il Parlamento ha oggi l’opportunità di superare definitivamente questa contraddizione e portare l’Italia all’avanguardia in Europa nella loro tutela”.
Categorie: Altri Pet, Cura e gestione
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