In occasione del Dantedì, 5 Marzo, Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, è da interessante osservare come il Sommo Poeta si rapporti agli animali attraverso quelli presenti nella Divina Commedia: la lonza, il leone, la lupa nella Selva Oscura e le api nel Paradiso. E poi bestie feroci, sciami d’insetti, mostri dalle sembianze di animali spaventosi.
Per scoprire perché l’Alighieri scelse di utilizzare il mondo animale come simbolo dei peccati e delle pene ci viene in aiuto il libro “Il bestiario dell’aldilà. Gli animali nella «Commedia» di Dante” scritto dal Prof. Giuseppe Ledda.
Quella degli animali è tra le presenze più sorprendenti nel poema dantesco: una presenza continua e variatissima, che si esprime soprattutto nelle similitudini. Si va dalle tre immagini usate in Inferno V per le anime dei lussuriosi, storni, gru e colombe, e si arriva sino alle api cui sono paragonati gli angeli nell’Empireo (Paradiso XXXI), passando per decine di occorrenze nelle tre cantiche. Non bisogna pensare infatti che la similitudine animale svolga esclusivamente una funzione di degradazione bestiale dei dannati, in quanto tali immagini sono frequenti anche nel Purgatorio e perfino nel Paradiso. Del resto, la cultura medievale conosce una vasta letteratura naturalistica: nei bestiari e nelle enciclopedie si elencavano le caratteristiche, reali o immaginarie, degli animali e se ne offriva poi un’interpretazione simbolica, morale e allegorica. Cosi, le similitudini animali dantesche non sono semplici quadretti naturalistici, come sostenuto a lungo dalla tradizione critica. In esse agiscono invece complesse e rivelatorie strategie di costruzione del significato, attraverso l’attivazione dei valori simbolici attribuiti agli animali nella cultura medievale e la ripresa dei riferimenti in diversi punti del poema.
La presenza degli animali nella Commedia  si apre nel primo canto dell’Inferno, con la lonza, il leone e la lupa, le cosiddette “tre fiere”, e arriva sino alle api, cui sono paragonati gli angeli nell’Empireo (Par. XXXI). Naturalmente si tratta di presenze molto diverse fra loro e occorre sempre prestare la massima attenzione alle differenze, distinguendo fra gli animali incontrati “realmente” nel viaggio oltremondano e quelli chiamati in scena attraverso allusioni, perifrasi, metafore, similitudini.
Si tratta in parte di una grande novità dell’oltremondo dantesco. Nella letteratura medievale di viaggi e visioni dell’aldilà esiste sì un ricco bestiario infernale, costituito da animali che svolgono la funzione demoniaca di tormentare i peccatori, ma sono invece quasi assenti gli animali nelle rappresentazioni del Paradiso. E soprattutto, in tali testi sono molto rare le similitudini animali, che invece costituiscono una delle modalità più rilevanti del bestiario dantesco.
Per approfondire seguire l’intervista del Prof. Ledda sugli animali nella Commedia di Dante.

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