Venerdì 25 novembre, mentre faceva ritorno a casa dopo una giornata di lavoro, un automobilista ha visto la vettura che lo precedeva investire una volpe. L’auto pirata non si è fermata per prestare soccorso come prevede il codice della strada, ma ha proseguito la sua corsa, nonostante l’animale fosse rimasto sul ciglio della strada immobile dopo il violento urto. Invece di girarsi “dall’altra parte”, l’automobilista che ha osservato il comportamento incivile del suo “collega di macchina” ha frenato, parcheggiata l’auto, è sceso dall’abitacolo ed ha soccorso la volpe – ancora viva – avvolgendola nella propria sciarpa e affidandola alle cure dei volontari Enpa di Milano. L’animale è stato fortunato: nonostante il violento impatto, il veterinario della Protezione Animali non ha riscontrato alcun trauma o ferita. Così, dopo una notte trascorsa in osservazione, l’indomani è stato possibile liberarlo in natura; naturalmente in una zona al riparo dal frenetico traffico urbano.
La legge prevede ora che soccorrere gli animali feriti è un diritto-dovere, con l’obbligo di fermarsi e assicurare un pronto intervento in caso d’incidente. Colui che, responsabile di un incidente, non si fermerà o non si adopererà per assicurare un tempestivo soccorso agli animali coinvolti, rischierà una sanzione amministrativa da 389 a 1.559 euro. Se si è comunque coinvolti in un incidente e non si chiama aiuto per gli animali coinvolti, si rischia la sanzione amministrativa da 78 a 311 euro.
Si concretizza inoltre lo «stato di necessità» per il trasporto di un animale in gravi condizioni, finora raramente riconosciuto nei contenziosi per violazione del Codice della strada. Ciò significa che chi si occupa della loro cura urgente non può essere sanzionato se, per raggiungere un ambulatorio veterinario, si troverà a violare il Codice della Strada. I mezzi di soccorso veterinari e di vigilanza zoofila vengono perciò equiparati a quelli di ambulanze, vigili del fuoco e forze di polizia.
La legge riconosce il diritto-dovere al soccorso degli animali come “esseri senzienti”, capaci cioè di provare dolore e gioia, importante principio nel camino della civiltà di un popolo.

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