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155 anni di leggi per gli animali: dalla tutela della “pubblica decenza” ai principi della Costituzione

05/05/2026

Il percorso legislativo italiano in materia di protezione animale racconta, meglio di qualsiasi teoria, l’evoluzione della coscienza civile del Paese.
Il primo passaggio significativo risale al 1889, con il Codice Zanardelli: per la prima volta la crudeltà verso gli animali viene riconosciuta come comportamento sanzionabile anche al di fuori dei luoghi pubblici. Non è ancora una tutela dell’animale in sé, ma si supera l’idea che il problema sia solo “non turbare gli uomini”.
Nel 1913 arriva la prima legge organica, che introduce divieti concreti – come l’utilizzo di animali malati o esausti – e pone le basi di una regolamentazione più ampia. Tuttavia, con il Codice Rocco del 1930, la protezione resta ancorata a una visione utilitaristica: gli animali sono tutelati soprattutto in funzione della morale pubblica e della proprietà.
La svolta moderna si afferma nel secondo dopoguerra e si consolida negli anni Settanta. Con la legge 968 del 1977, la fauna selvatica viene finalmente riconosciuta come patrimonio indisponibile dello Stato: non più “cose di nessuno”, ma beni da tutelare nell’interesse collettivo.
Il vero cambio di paradigma arriva però negli anni Novanta. La legge 281 del 1991 segna un passaggio storico: vieta la soppressione dei randagi, riconosce le colonie feline, introduce strumenti di prevenzione come l’anagrafe canina e afferma un principio di responsabilità pubblica nella gestione degli animali d’affezione. L’anno successivo, con la legge 157 del 1992, la tutela della fauna entra stabilmente nelle politiche ambientali.
Nel 2004, con la legge 189, si compie un salto decisivo: i maltrattamenti non sono più semplici infrazioni, ma delitti. Entrano nel Codice Penale reati specifici come l’uccisione e il maltrattamento di animali, i combattimenti e gli spettacoli violenti, con pene detentive. È il riconoscimento giuridico della sofferenza animale come valore autonomo.
Nel 2010, l’Italia rafforza ulteriormente il sistema introducendo norme contro il traffico illecito di cuccioli e recependo la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia.Il passaggio più simbolico e
definitivo arriva nel 2022, quando la tutela degli animali entra tra i principi fondamentali della Costituzione. Non è più solo materia di leggi ordinarie: diventa un valore fondante della Repubblica. Un percorso che ha trasformato gli animali da “cose” a esseri senzienti, fino a soggetti di tutela costituzionale, ulteriormente rafforzato dalle più recenti norme, come la legge 82/2025, la Legge Brambilla, che ha inasprito le sanzioni e consolidato gli strumenti di contrasto ai reati contro gli animali.Oggi, dopo oltre un secolo e mezzo, il percorso è chiaro: da oggetti di proprietà e strumenti utili all’uomo, gli animali sono diventati soggetti di tutela giuridica, parte integrante di una visione moderna di civiltà, ambiente e responsabilità collettiva.
Eppure, proprio mentre questo cammino trova il suo riconoscimento più alto nella Costituzione, si affacciano tentativi concreti di riportare indietro le lancette della storia.Le sfide non riguardano solo l’applicazione delle
norme o il rafforzamento dei controlli, ma la difesa stessa dei principi conquistati. Oggi il punto è chiaro: evitare che decenni di progresso vengano smantellati.
Mettere in discussione la tutela della fauna selvatica — riconosciuta come patrimonio dello Stato e protetta anche da obblighi europei — significa entrare in rotta di collisione con l’intero percorso legislativo costruito in 155 anni.
Fermare questa deriva non è una posizione ideologica, ma una necessità istituzionale. È la difesa di un principio: che la tutela degli animali e della biodiversità non è negoziabile, né sacrificabile agli interessi di pochi.
La storia indica una direzione precisa. La responsabilità di oggi è non tradirla.

LE LEGGI IN SINTESI

1889 – Codice Zanardelli
Prima norma moderna contro il maltrattamento: la crudeltà verso gli animali diventa un reato, anche nei luoghi privati.
1913 – Prima legge organica di protezione animale
 Vietati alcuni abusi evidenti (lavori eccessivi, uso di animali malati), prime regole su trasporto e macellazione.
1930 – Codice Rocco
La tutela resta limitata: gli animali sono protetti soprattutto in funzione della morale pubblica e della proprietà
1977 – Fauna patrimonio dello Stato
Con la legge 968/1977 la fauna selvatica non è più “di nessuno”: diventa patrimonio indisponibile dello Stato.
1991 – Legge quadro sugli animali d’affezione (281/91)
Svolta storica: stop alle soppressioni dei randagi, tutela delle colonie feline, anagrafe canina e prevenzione del randagismo.
1992 – Tutela della fauna selvatica (157/92)
La protezione degli animali entra nelle politiche ambientali e negli equilibri ecosistemici.
2004 – Reati contro gli animali (L. 189/2004)
I maltrattamenti diventano delitti: carcere per uccisione, sevizie, combattimenti e spettacoli violenti.2010 – Stop al traffico illecito di cuccioli
Nuovi reati e controlli per contrastare il commercio illegale di animali da compagnia.
2022 – Animali in Costituzione
L’Italia inserisce la tutela degli animali tra i principi fondamentali: un passaggio storico.
2025 – Legge 82/2025 (“Legge Brambilla”)
Inasprite le pene per uccisione e maltrattamento, aumentate le sanzioni e introdotte nuove tutele, tra cui il divieto di detenzione a catena. Si rafforza il principio degli animali come esseri senzienti e soggetti di tutela.
A questo punto del percorso mettere in discussione la tutela della fauna selvatica — riconosciuta come patrimonio dello Stato e protetta anche da obblighi europei — significa entrare in rotta di collisione con l’intero percorso legislativo costruito in 155 anni.(enpa.org)


Categorie: Cura e gestione, Mondo animale