Le nonne orche insegnano ai nuovi nati come cacciare, i capodogli vivono in clan che si distinguono in base ai diversi tipi di vocalizzazione generando così barriere sociali, gli scimpanzé, secondo un’usanza tramandata di generazione in generazione, aprono le noci con le pietre. In molte specie animali l’apprendimento sociale genera vere e proprie forme di cultura: si tratta di un aspetto fondamentale e che va preso seriamente in considerazione, sia per pianificare interventi concreti di tutela sia per sviluppare politiche di conservazione che siano adeguate ed efficaci.
Ad affermarlo, in uno studio pubblicato di recente dalla rivista scientifica Science, un gruppo internazionale di scienziati tra cui alucuni italiani dell’Istituto di Ricerca Tethys e della Sapienza Università di Roma.
Al fine di pianificare la corretta tutela delle specie animali, afferma lo studio, è di estrema importanza considerare forme di conoscenza sociale che rappresentano vere e proprie espressioni di cultura animale. Una conoscenza accurata di cosa siano e come funzionino le culture animali offre una prospettiva innovativa su quali siano i gruppi di individui o le popolazioni da tutelare in maniera prioritaria e quali le strategie più efficaci.

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