Decapitavano cani, capre, galline e usavano il sangue delle vittime per “battezzare” gli adepti della loro setta. Hanno cercato di nascondersi dietro il diritto di libertà di culto, sostenendo di professare la religione Yoruba, che prevede sacrifici animali,  ma alla fine hanno patteggiato e il Tribunale di Udine li ha condannati a due mesi di reclusione, con sospensione della pena, per uccisione di animali, reato previsto dall’art. 544 bis del nostro codice penale.
Protagonisti di questo macabro racconto due uomini residenti nella provincia di Udine, un sudamericano trasferitosi da tempo e un giovane imprenditore veneto.
I fatti risalgono a fine 2009: le indagini erano cominciate in seguito al ritrovamento da parte della Polizia municipale di San Daniele (Udine), di quattro cani, tre boxer e un rottweiler, con la testa decapitata, nei pressi dell’ex discarica di Dignano, e si erano da subito orientate verso sette di ispirazione sudafricana o caraibica per le modalità con cui i riti venivano svolti.
I cani , uccisi barbaramente e senza alcuna sedazione, erano assolutamente sani, come confermato in seguito dagli accertamenti sui cadaveri.
I riti propiziatori hanno poi coinvolto capre, germani reali, galline e piccioni: i corpi straziati sono stati tutti ritrovati nelle campagne di Dignano, Majano e Ragogna (Udine).
Una sentenza storica per la LAV, che si era costituita parte civile nel processo: “Fino ad oggi non avevamo notizia di condanne emesse in questo contesto di maltrattamento e uccisione di animali – ha commentato Ilaria Innocenti, responsabile LAV Settore Cani e gatti – Speriamo che questa sentenza costituisca in futuro un precedente”.
Le cronache locali avevano dato ampio risalto agli avvenimenti: agghiacciante il materiale fotografico emerso nel corso delle indagini, in cui erano stati immortalati atti efferati nei confronti di animali e inquietanti battesimi di sangue per i nuovi ‘affiliati’ della setta, fra cui, a detta dei media, figuravano anche bambini.

 Fonte: www.lav.it

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