La notizia è di quelle che destano più incredulità che stupore. Secondo quanto riferito da fonti di stampa israeliane, riprese anche nel nostro Paese, un randagio sarebbe stato condannato alla lapidazione da parte di una corte rabbinica di Gerusalemme per essere entrato nella sede della “corte” e averla “offesa” con il suo rifiuto di lasciare i locali nonostante i pressanti tentativi dei presenti di allontanarlo. Ai “giudici” questo comportamento ha ricordato quello di un avvocato che, circa venti anni fa, per contestare una decisione, “occupò” quella stessa aula e si rifiutò di abbandonarla per diversi giorni. L’accaduto ha destato grande scalpore in Israele ma anche nel nostro Paese. Il presidente nazionale dell’Enpa, Carla Rocchi, ha scritto all’ambasciatore straordinario e plenipotenziario dello Stato di Israele in Italia, Gideon Meir, chiedendo un autorevole intervento per la revoca della condanna. Di seguito il testo della missiva:
“Signor Ambasciatore”,
apprendo da autorevoli fonti di stampa la notizia relativa alla presunta decisione, da parte di una corte rabbinica di Gerusalemme, di far lapidare un cane randagio accusato di essere – secondo quanto riportato dalla stampa israeliana, ripresa da quella italiana – la reincarnazione di un avvocato che circa venti anni fa avrebbe offeso i giudici del rabbinato locale di Mea Shearim.
La notizia mi lascia sgomenta e spero sia il frutto di un equivoco. Tuttavia le stesse fonti parlano dell’interessamento di una consigliera municipale di Gerusalemme e della volontà della stessa di denunciare il fatto all’autorità giudiziaria competente.
La prego, Eccellenza, di rappresentare al Suo governo la netta contrarietà degli italiani animalisti ad ogni ipotesi di uccisione dell’animale e di fare il possibile affinché la condanna – singolare per le modalità e bizzarra per le motivazioni – non venga eseguita.”

 Fonte: www.enpa.it

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