Il termine “gattara” è pressochè sconosciuto nella sua accezione maschile “gattaro”. Questo perchè nel numero di persone che amano i gatti e hanno a cuore anche i randagi a cui si dedicano, le donne sono la maggioranza. Ma Milano è forse la città apripista a una nuova figura di uomo che accudisce i gatti di strada: il gattaro. Ce lo fa conoscere Anna Marcucci con il suo articolo su corriere.it da dove emerge che nella città dove si è sempre proiettati al futuro il 30% di coloro che si dedicano a questa attività sono maschi.

Le gattare, si sa, sono donne. Ma esistono anche i gattari, uomini che si dedicano ai gatti liberi (in Italia, i gatti non sono più randagi dal 1991, grazie alla legge 281). Sono meno noti delle loro colleghe e su di essi c’è meno folklore. Inoltre, sembrano contraddire la nota associazione tra donne e gatti, ormai diventata quasi un luogo comune, con tanto di accudimento materno, cibo come comunicazione, dedizione, sacrificio e simili.
Chi sono allora i gattari? Qui è necessaria una precisazione linguistica: con gattara/o non si intende chi ama i gatti o ne tiene anche parecchi in casa, bensì chi si dedica ai gatti di strada, chi «fa il giro» per nutrirli e accudirli, ogni giorno. Infatti esiste anche la categoria dei «gattari occasionali», quelli che danno da mangiare ai gatti quando sono in campagna o in vacanza, succede a molti milanesi, dato che a Milano città in pratica non ci sono più gatti “randagi”, dopo decenni di sterilizzazioni. Racconta Gianluigi Baldon, che di lavoro fa l’acchiappa gatti e cani: «A Milano e dintorni, ormai un 30% sono maschi, di solito anziani, neopensionati che scelgono questo hobby altruista. Oppure come gli ortisti, che volentieri aprono una scatoletta ai mici che li vanno a trovare». Ma ci sono anche giovani:«Spesso un po’ fanatici, vorrebbero fare tutto loro e non ascoltano. Però sono bravi con gli animali» aggiunge Baldon.

Proseguire la lettura cliccando qui

Categorie: Animali e Cultura