La notizia, riportata ampiamente sulle testate locali, risale al 18 febbraio: un quarantenne di Nova Milanese (MB) stava portando a passeggio al guinzaglio il proprio cane quando improvvisamente l’animale ha puntato un passante dall’altra parte della strada. L’uomo l’ha bruscamente tirato verso di sé nel tentativo di trattenerlo ma per tutta risposta il cane, un terrier di tipo bull (non si sa se un pitbull o un american staffordshire) si è rivoltato azzannando il suo proprietario ai genitali. L’uomo a questo punto ha iniziato a colpire il cane con un coltellino che teneva in tasca provocandogli ferite che ne hanno causato la morte. Per l’uomo, portato d’urgenza al San Gerardo di Monza, una prognosi di otto giorni. Questi i fatti della cronaca, fatti che lasciano aperti moltissimi dubbi.
Per chiarirne alcuni riportiamo per intero l’intervista rilasciata da Ilaria Cerrato a primamonza.it, il nuovo sito del settimanale Il Giornale di Monza. Volontaria ed educatrice cinofila dell’ENPA di Monza e Brianza, Ilaria ci aiuta a capire cosa è successo a Nova Milanese e perché e quando un cane può mostrare aggressività nei confronti del suo proprietario.

L’aggressività ridiretta: l’intervista con l’esperto ENPA in comportamento canino
«Senza ombra di dubbio in questo caso parliamo di un’aggressione rediretta: il cane in sostanza fa ricadere su un terzo incolpevole le “attenzioni” che non può sfogare sul destinatario che le ha provocate. Più in generale questo tipo di comportamento si verifica in momenti di grande eccitazione o di stress dell’animale che, se non ben educato a gestire la frustrazione, può girarsi verso la persona o la cosa più vicina a lui in quel momento».

È un comportamento che si verifica frequentemente?
«No. Non è frequente. Ma può accadere e spesso è una serie di fattori a provocare la reazione dell’animale. Imparare a conoscerlo e a gestirlo può aiutare a evitare questi spiacevoli inconvenienti. Di norma comunque questo tipo di comportamento si verifica più spesso in razze che hanno un alto livello di attivazione, il cosiddetto “arousal”, che corrisponde allo stato di attivazione emozionale che ha l’animale nell’interagire con il mondo circostante e con gli stimoli interni ed esterni».

Cosa si può fare in questi casi?
«Quando capita non si può fare granché. La vera chiave per evitare l’aggressività nel cane è quella di educarlo, di aiutarlo a socializzare con gli altri animali, con l’ambiente urbano, con le persone. In questo modo l’animale riesce meglio a gestire situazioni di ansia e stress. Utile anche l’educazione alla museruola, necessaria in certi casi per evitare situazioni spiacevoli per sé stessi o per gli altri».

Ma lei sarebbe favorevole all’introduzione del patentino per i proprietari dei cani?
«Sarebbe un primo passo. Ma il problema vero è l’accessibilità. Oggi chiunque vuole un cane se lo prende. E spesso si arriva a contattare il comportamentalista quando è troppo tardi, quando il problema è già grave. O peggio ancora si porta il cane in canile e ci si libera di qualsiasi responsabilità. Noi volontari queste situazioni le viviamo purtroppo molto spesso ed è proprio per questo che cerchiamo, anche con corsi specifici, di sensibilizzare la popolazione a capire che il cane richiede impegno, dedizione e responsabilità, sempre».

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