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PostHeaderIcon Due cavalli abbattuti dopo una caduta durante una gara si steeple chase a San Siro. La Lav chiede chiarezza e giustizia

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Non si possono archiviare come tragiche fatalità le rovinose cadute che hanno causato le morti di due cavalli all’ippodromo di San Siro. Nel giro di sole due ore i due cavalli nel saltare un ostacolo durante corse con siepi, steeple chase, sono caduti. La prima, Segona, una cavalla di 6 anni si è fratturata sopra al ginocchio e poi Roches Cross, castrone di 9 anni, al penultimo ostacolo della Gran Corsa Siepi è caduto rovinosamente piegando malamente il collo ed è rimasto a terra. Entrambi i cavalli provenivano dalla Repubblica Ceca.
Nella Repubblica Ceca c'è ancora una grande tradizione per le corse in siepi o steeple chase, al contrario dell'Italia dove scuderie, allenatori e fantini sono oggi ridotti al lumicino.
Il terreno di gara era molto pesante e faticoso, non offrive una buona presa a terra dopo l'ostacolo una condizione in cui un cavallo può scivolare, riceversi male senza trascurare l’errore umano. Di pochi giorni fa una telecronaca da Oteuil, in Francia, come riporta cavallomagazine.it, dove i due telecronisti inglesi facevano notare come in caso di problemi di equilibrio la miglior cosa da fare per il fantino sarebbe non intervenire e lasciar fare al cavallo, perché molto spesso ogni intervento non può fare altro che metterlo in difficoltà; sono cavalli di mestiere, che sanno aggiustarsi da soli se lasciati liberi di farlo.
Invece per Segona e Roches Cross non sono mai stati liberi. Come tutti i cavalli impiegati in questo settore, nella loro vita hanno conosciuto solo box, allenamenti, gare, viaggi: una vita innaturale per fruttare vincite da capogiro ai proprietari.
In relazione alla tragica morte dei due cavalli, la LAV si riserva ogni ulteriore azione legale contro i responsabili, si potrebbe configurare il reato previsto dall’articolo 544 bis del codice penale, secondo cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da quattro mesi a due anni”, nonché il reato previsto dall’articolo 544 ter del codice penale - “maltrattamento di animali” per cui “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche etologiche è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da 5.000 a 30.000  euro. (…). La pena è aumentata della metà se dai fatti di cui al primo comma deriva la morte dell'animale”.

 

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