Dopo Val D’Aosta, Veneto, Trentino, Bolzano, Toscana, le campagne terroristiche anti-lupo, alimentare dalle associazioni di categoria degli agricoltori, arrivano fino alle porte di Roma, con gli ennesimi proclami allarmistici. Ma – sottolinea Enpa – si tratta di un nuovo, clamoroso buco nell’acqua perché nel territorio della Capitale non ci sono riscontri scientifici circa una possibile attività predatoria dei lupi. Al di là di questo, come per qualsiasi altra specie, è fondamentale puntare sulla prevenzione: sulla gestione responsabile dei propri animali, che non devono mai essere lasciati incustoditi; sulle recinzioni; sui cani da guardiania appositamente educati. Giusto per citarne alcuni.
«Se le associazioni agricole avessero veramente a cuore le sorti di agricoltori e allevatori, invece di perdere tempo in una insensata caccia alle streghe, spingerebbero per una rapida approvazione del Piano Lupo. Di cui da qualche mese sembra essersi persa ogni traccia. In quel piano – spiega Enpa – ci sono tutte le domande ai dubbi e alle preoccupazioni sollevate da tali associazioni. Le quali evidentemente sono più interessate a gettare benzina sul fuoco che non a ottimizzare la convivenza con gli animali, anche d’affezione».
Infatti, nel calderone degli allarmi lanciati dalle associazioni di categoria sono finiti anche i randagi. I quali spesso devono tale condizione proprio ai loro proprietari, allevatori e agricoltori, che, oltre a non sterilizzare, i loro cani li lasciano liberi di vagare sul territorio e di riprodursi. Con tutte le conseguenze che ci sono tristemente note, anche dal punto di vista economico.

Categorie: News