“Per noi era uno di famiglia, questo tragico episodio ci ha tolto un pezzo di vita”. Queste le parole di Arianna la proprietaria di Snoopy, un meticcio ucciso sul suo terrazzo con una fucilata perché abbaiava. Lo sdegno degli abitanti del quartiere dove è avvenuto l’aassassinio e l’impegno delle forze dell’ordine hanno messo alle strette il mascalzone che ha sparato costringendolo a costituirsi.
L’uccisore di Snoopy ha un volto e un nome: è un 37 enne livornese, che lavora presso il porto della città toscana e che si è costituito dopo essere stato individuato dai Carabinieri grazie al registro di vendita delle carabine. Presentatosi in caserma, l’uomo ha ammesso aver sparato verso Snoopy ma ha anche precisato di non aver avuto alcuna intenzione di uccidere l’animale (?). Secondo quanto riferito dal 37 enne, ora indagato per il reato di uccisione di animali, l’obiettivo di quello sparo sarebbe stato solo quello di spaventare il cane perché – a suo dire – “abbaiava” troppo. Il cane era rimasto sul terrazzo in attesa del rientro dei proprietari usciti per mezz’ora. E così il povero Snoopy è morto perché se ne stava sul balcone della sua casa, si è visto recidere l’aorta da un colpo di carabina esploso da una terrazza vicina.
In attesa che gli inquirenti facciano chiarezza sulla dinamica dell’accaduto, accertando si sia trattato di un’azione intenzionalmente volta ad uccidere, resta comunque difficile immaginare che chi ha sparato non fosse consapevole dei rischi e delle conseguenza di un simile inqualificabile (e incivile) gesto. Anche per questo le associazioni animaliste, tra cui l’Enpa di Livorno, sono scese in piazza chiedendo venga fatta giustizia per il povero Snoopy. Naturalmente, l’Enpa ha incaricato il proprio ufficio legale di seguire l’evolversi della situazione e di valutare tutte le eventuali iniziative legali da intraprendere contro l’uccisore del povero cane.
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