Molte persone hanno paura dei cani, indipendentemente dalla loro taglia, perchè pensano possano mordere. Ma è una paura in un certo senso logica mentre i gatti che possano piacere o meno suscitano qualcosa che va oltre la semplice paura, una vera fobia: l’ailurofobia, un’intensa paura dei gatti, a tal punto da provocare forte ansia e attacchi di panico quando c’è un gatto nelle vicinanze ed è una fobia specifica.
Questa paura patologica attirò particolarmente l’attenzione in epoca vittoriana. Lo psicologo americano G. Stanley Hall identificò ben 136 forme diverse di fobie tra le quali proprio l’ailurifobia.
Hall, insieme al suo collega Silas Weir Mitchell, ha distribuito formulari e questionari per cercare di capire le varie forme e le potenziali cause di questa paura felina. Mitchell è andato oltre, cercando di verificare se è vero che alcune persone che soffrono di questa fobia sono in grado di percepire se c’è un gatto nella stanza (anche se non possono vederlo o sentirne l’odore).
A questo fine ha fatto degli esperimenti, come per esempio mettere la persona in una stanza dove si nasconde un gatto, per vedere se si accorgevano della presenza dell’animale. Inizialmente scettico, ha cominciato a convincersi che in effetti molti dei suoi pazienti potevano sentire la presenza del gatto. Nel tentativo di spiegare la fobia, ha escluso l’asma e le paure evolutive ereditate (per esempio chi ha paura dei gatti non ha problemi a guardare immagini di leoni, tigri ecc.).Alla fine ha suggerito che le emanazioni del gatto “potrebbero colpire il sistema nervoso attraverso la membrana del naso, anche se riconosciute come odori”. È rimasto poi perplesso dal perché i gatti sembrano avere l’impellenza di avvicinarsi quanto più possibile a chi ne ha paura – “i gatti sembrano avere un insolito desiderio di stare vicino a loro, di saltare loro in grembo o di seguirli”.
Molto spesso le persone che soffrono della paura dei gatti hanno subito un trauma durante l’infanzia, cioè sono stati improvvisamente aggrediti da un gattino, magari innervosito dalle carezze poco “sapienti” di un bimbo. In questi casi, però, non si può parlare di paura del tutto “immotivata”. Altre volte, la paura dei gatti, è trasmessa dai genitori ai bambini. Gli stessi adulti, preoccupati che il gatto possa fare male al bambino, lo cacciano via come qualcosa di temibile. Da questi comportamenti assimilati dai genitori, può nascere e radicarsi una reale fobia per i gatti  in età adulta. Addirittura, può capitare che una paura si sviluppi dalla lettura di una favola dove ci sia un gatto particolarmente “cattivo” (che in genere è molto umanizzato ed è molto poco gatto, come accade purtroppo in tante favole) o, comunque, da qualsiasi tipo di racconto o aneddoto che generi ansia verso questo animale.
Ma la ailurofobia, fobia dei gatti può essere tenuta a bada se non addirittura vinta.
Innanzitutto, se la paura è insorta in seguito ad un evento traumatico, il consiglio è quello di cercare di rievocarne il ricordo gradualmente. Forse non sarà un’operazione completamente indolore, ma con un po’ di pazienza, quell’evento sarà sempre maggiormente delimitato e razionalizzato e non costituirà più un blocco insuperabile nella nostra psiche.
Un altro consiglio è quello di conoscere l’oggetto della paura: leggere libri sui gatti, guardare fotografie, capire il loro comportamento, ascoltare chi ne parla. Cercare insomma di fare diventare il gatto un essere “noto” e familiare e, soprattutto, iniziare a conoscerlo per quello che è e non per quello che è diventato solo nella nostra mente.
L’ideale sarebbe non alzarsi e scappare via appena un gatto appare da qualche parte, ma riuscire a guardarlo: incuriosirsi, invece di temere senza conoscere.
Si possono anche fare delle lezioni terapeutiche per guarire da questa paura che consistono nel maneggiare dapprima oggetti che ricordano un gatto, fino ad arrivare, un po’ alla volta, a tenerne uno vero in braccio.
Si può convivere anche tutta la vita con la fobia dei gatti. Come con qualsiasi altra fobia, del resto. Ma è assai antieconomico, in termini di benessere della psiche. Nel caso dei gatti, poi, è un vero peccato, perché sono degli animali affascinanti e assai saggi. Per esempio, non sprecherebbero mai le loro preziosissime energie per aggredire qualcuno che non li minaccia. E qualora si sentissero minacciati, l’aggressione sarebbe sempre l’ultima delle loro scelte. Finché possono scappare, i gatti scappano. In genere i gatti soffiano solo quando si sentono stretti in un angolo da un predatore minaccioso e più grande di loro. O per proteggere il cibo e la prole. In un certo senso, amministrano le loro energie in modo molto più saggio, razionale e fruttuoso di molti umani.

Secondo l’equipe del progetto DISEASES, il desiderio vittoriano di stilare una mappa delle paure e delle ansie culturali e psicologiche fu il risultato di una società che si stava industrializzando e che stava cambiando rapidamente, nella quale le nuove teorie scientifiche avevano cominciato a mettere in dubbio le vecchie spiegazioni e gli antichi dogmi religiosi.
Di conseguenza, in un’epoca che ricorda quella vittoriana, in cui le società stanno di nuovo facendo fatica ad adattarsi ai rapidi cambiamenti tecnologici, sociali ed economici, DISEASES si propone di studiare l’esperienza vittoriana per capire meglio e contestualizzare la nostra reazione del ventunesimo secolo alle continue sfide della modernità

Fonte: cordis.europa.eu

https://cordis.europa.eu/article/id/120819-exploring-the-victorian-craze-over-the-fear-of-cats/it

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