A un uomo che dichiarava di aver perso il suo cane mentre era a caccia e sosteneva di averlo cercato invano, la Terza sezione penale della Suprema Corte ha inflitto una multa di mille euro ravvisando il suo comportamento equiparabile all’abbandono di animale evidenziando che «per la punibilità dell’agente non si esige soltanto la volontarietà dell’abbandono ma anche l’attuazione di comportamenti inerti incompatibili con la volontà di tenere con sé  il proprio animale» e che “per abbandono non va inteso solo il mero distacco ma anche l’omesso adempimento da parte dell’agente dei propri doveri di custodia e cura e la consapevolezza di lasciare il soggetto passivo in una situazione di incapacità di provvedere a se stesso”. La poca attenzione verso la sorte del proprio animale va “intesa come vera e propria indifferenza verso l’altrui sorte evoca l’elemento della colpa che, al pari del dolo rientra tra gli elementi costituitivi del reato contestato”. L’uomo aveva già subito una condanna nel 2009 dal Tribunale di Lecce.
La Cassazione con la sentenza 18892/11 ha voluto ribadire che è motivo di condanna non solo l’abbandono di un animale ma anche l’indifferenza  che denota una mancanza di attenzione “in controtendenza con l’accresciuto senso di rispetto verso l’animale è avvertito nella coscienza sociale come una ulteriore manifestazione della condotta di abbandono che va dunque interpretato in senso ampio e non in senso rigidamente letterale”.

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