La perdita del proprio animale da compagnia è un trauma. Un lutto. Un sentimento che merita di essere approfondito e trattato.
Il tema è stato per la prima volta affrontato (e misurato) nel Rapporto Italia 2020 dell’Eurispes. Quasi un terzo del campione (il 31,4%) confessa di aver subìto l’evento traumatico legato alla perdita (o morte) del proprio animale domestico: un vuoto che non è facile colmare.
Di fronte ad una molteplicità di conseguenze che possono susseguirsi alla perdita, i ricercatori dell’Eurispes hanno selezionato e indicato tre opzioni allo scopo di connotare più nel dettaglio la conoscenza del fenomeno. Il 38,1% di chi si è trovato a vivere la perdita del proprio animale d’affezione ha scelto per lui la cremazione, il 27,8% ha deciso di non prendere più animali e il 25,6% ha fatto seppellire proprio animale domestico in un cimitero appositamente predisposto.

Le riflessioni
Nelle ultime tre percentuali ci sono due richieste e una rinuncia.
La rinuncia (da affrontare e risolvere a beneficio degli umani e degli animali) sta nella decisione di non prendere più animali (lo ha dichiarato il 27,8% del campione). È – sappiamo – una decisione sulla quale poi, nel corso degli anni, ci sono per fortuna dei ripensamenti. Ma l’organizzazione (che già esiste) di corsi e di percorsi in grado di far superare il trauma senza chiudere la porta di casa a un altro animale, è un aspetto importante da non sottovalutare.
Gli altri due dati rappresentano invece la richiesta di incremento di nuovi servizi: la cremazione degli animali domestici e i cimiteri per animali. Sono servizi che esistono già, ma se fossero incentivati, le due percentuali sarebbero certamente ancora più alte. Questo è un altro dato – non è il solo – che testimonia il fatto che gli animali non rappresentano solo una ricchezza in termini di affetto per chi li ama; sono, anche, una opportunità di crescita per l’economia nazionale che lo Stato e le Regioni dovrebbero incoraggiare.
Enpa: una volta la sofferenza per la morte del pet era oggetto di derisione
“Per l’esperienza e l’osservazione diretta che il nostro Ente ha quotidianamente sul territorio – continua Carla Rocchi – non ci stupisce il dato Eurispes sul lutto: quando l’animale di casa muore, la perdita è vissuta come un vero e proprio trauma. Una volta si faceva anche della facile ironia quando si vedeva soffrire una persona per il proprio animale. Oggi non solo è entrato a far parte di una cultura diffusa ma, per affrontare al meglio il dolore immenso che si prova al momento del distacco, esistono corsi e servizi di assistenza alle persone che stanno vivendo questi momenti difficili.”

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