Il traffico di specie protette e di loro parti (avorio, corni, pelli) non e’ un business solo in Cina e nell’Estremo Oriente. Anche in Europa c’e’ gente che spende migliaia di euro per mettersi un leopardo vivo nella villa o una pelle di orso bianco sul pavimento del salone. Lo ha scoperto un’indagine della ong ambientalista britannica Ifaw (International Fund for Animal Welfare, Fondo internazionale per il benessere animale).
Per redigere il rapporto “Disrupt: Wildlife Cybercrime” (Distruggere il cybercrimine della fauna selvatica) gli attivisti hanno monitorato per 6 settimane 106 siti di e-commerce con sede in Gran Bretagna, Germania, Francia e Russia, oltre a 3 social network. Fra questi eBay, Gumtree e Preloved. Ifaw ha trovato 5.381 annunci che offrivano 11.772 “articoli”, fra animali vivi e parti di questi, per un valore complessivo di 3,9 milioni di dollari (3,3 milioni di euro).
Tutte le offerte riguardavano specie il cui commercio è limitato o vietato dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie a rischio (Cites). L’80% delle offerte era di animali vivi, il 20% di parti. Le 327 proposte piu’ palesemente illegali sono state segnalate da Ifaw alle autorita’ di polizia. Le tartarughe vive costituiscono quasi meta’ del mercato
europeo delle specie protette, il 45%. Un altro 10% sono altri rettili, soprattutto serpenti. Seguono gli uccelli, il 25% di quanto offerto sul mercato. I piu’ ricercati sono i pappagalli, ma ci sono anche i gufi e i rapaci. I mammiferi rappresentano il 5% del mercato, vivi o impagliati. I grandi animali sono ricercati soprattutto in Russia, dove i felini sono visti come status symbol: leopardi, giaguari e ghepardi, poi primati come orangutan, lemuri e gibboni. In Russia, Germania e Gran Bretagna sono ricercate le pelli di tigri, leoni, leopardi, orsi bruni e polari. L’11% del mercato e’ rappresentato dall’avorio, quasi il 3% dai coralli. I pesci (squali compresi) sono poco piu’ dell’1% delle offerte. Il resto (qualche decimale) sono molluschi e anfibi.
“Molte delle specie predate dai bracconieri sono a rischio di raggiungere il punto critico in cui il loro numero in diminuzione non può più mantenere la popolazione – ha commentato nel rapporto Rikkert Reijnen di Ifaw -. Distruggere il cybercrimine della fauna selvatica e’ un elemento necessario per garantire il benessere, la sicurezza e la sopravvivenza di animali in pericolo”.

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