Ci sono almeno cento motivi per decidere di prendere un gatto e Alberto Mattioli li elenca tutti nel suo ‘Il gattolico praticante. Esercizi di devozione felina’, un volume edito da Garzanti che fra il divertito e il divertente spiega la passione dell’autore, giornalista della Stampa, per i felini.
    Il gatto non si droga, non abbaia, non è vegetariano, non commenta la moviola e – elenca autoironico Mattioli – non scrive libri.
    In compenso, il gatto è pulito, aiuta la riflessione e piace alla gente che piace. A dimostrazione, l’autore – che è esperto anche di opera, e infatti ha chiamato le sue amate gatte Violetta e Isolde – racconta la passione per i gatti di Richelieu, che annoverava fra i suoi mici Soumise o le alterne vicende di Micetto, gatto di Papa di Leone XII ereditato da Chateaubriand. Senza contare i gatti moderni come Larry che vive al 10 di Downing street e ha un profilo Twitter con 189 mila follower, fino agli idoli della rete.
    D’altronde, nell’introduzione è lo stesso autore a spiegare che il suo non è un libro sul gatto ma su chi lo ama, un volume quindi sul “gattolico praticante”.
    Il micio ha giocato un ruolo importante nella storia dell’arte fin dai tempi degli egizi, ed è raffigurato in una serie di importanti capolavori di tutte le epoche: gioca con una giara ricolma di vino nelle Nozze di Cana di Paolo Veronese, è il protagonista di Katz und Vogel (ovvero Gatto e uccello) di Paul Klee, a lui hanno dedicato scritti Baudelaire e Apollinaire, musiche Offenbach e Stravinskij e se ne sono occupati anche il premio Nobel per la letteratura T.S. Eliot e poi Andrew Lloyd Webber, ai quali si deve il musical ‘Cats’.
    Ma ora il gatto, anzi il gattino, ha trovato un nuovo palcoscenico: è infatti anche il re assoluto dei click in rete, un fenomeno su cui si sono interrogati diversi esperti.
    Ma anche sui social, spiega Mattioli, si conferma la superiorità felina rispetto a quella umana perché sono rimasti loro stessi e non hanno perso il controllo. Nelle ‘Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account’ Jaron Lanier, ricorda Mattioli, osserva che “non c’è motivo di temere che un oscuro meme, frutto di algoritmi e finanziato da un perfido oligarca che trama nell’ombra abbia preso il controllo del tuo gatto. Nessuno ha preso il controllo del tuo gatto. Né tu né nessun altro”.(ANSA).

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