L’idea che gli animali di laboratorio soffrano il dolore è fonte di preoccupazione per l’opinione pubblica e gli scienziati, ed è una priorità della nuova direttiva europea sulla sperimentazione animale. Il dolore è complesso, emotivamente e fisicamente, e la comprensione dell’esperienza del dolore si basa in gran parte sulla capacità di comunicare. Il professor Paolo Flecknall, chirurgo veterinario, dell’Università di Newcastle, Regno Unito, sta indagando se l’uomo e gli animali hanno la medesima esperienza del dolore.
“Nell’uomo, il tipo di dolore, il punto in cui lo si avverte e le conseguenze a cui può portare, influenzano profondamente il modo in cui lo si affronta”, ha spiegato oggi il Professor Flecknell al Congresso Mondiale di Neuroscienze. “Gli animali probabilmente non pensano il dolore nello stesso modo degli esseri umani, ma non c’è dubbio che sono consapevoli della spiacevolezza del dolore e le loro emozioni lo dimostrano”.
Per provare dolore però un individuo deve essere cosciente e deve aver raggiunto un sufficiente livello di sviluppo del cervello.
A questo punto si possono fare dei parallelismi con quello che è il dibattito ambientalista sulla natura o in quello animalista che coinvolge gli animali nella ricerca scientifica.
La legislazione che regola la ricerca sugli animali impone agli scienziati di minimizzare o eliminare il dolore, ed è solo da poco che sono state sviluppate tecniche per cercare di valutare il dolore e le emozioni che gli animali possono subire a causa di alcune procedure sperimentali.
Gli animali utilizzati nella ricerca del dolore sono ancora spesso testati solo per semplici risposte di tipo fisico, quali il ritiro riflesso, o cambiamenti fondamentali nel comportamento. Ma in studi più recenti, i ratti sono stati addestrati a riconoscere anche la ‘ricompensa’ del sollievo dal dolore. Nel mondo scientifico stanno emergendo nuovi approcci che tentano di misurare alcuni aspetti di elaborazione cognitiva del dolore, come ad esempio l’espressione del viso, che può essere identificata nei topi sulla ‘scala della smorfia’. I risultati di questi tipi di indagini contribuiscono alla crescente evidenza che suggerisce che l’esperienza del dolore negli animali ha delle analogie con il dolore negli esseri umani.
“Con una maggiore conoscenza di come gli animali provano dolore – dichiara il Professor Flecknell – si sarà in grado di condurre una ricerca molto più efficace e umana in futuro, cosa fondamentale sia per l’animale che per la scienza”.

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