Tra i settori colpiti più duramente dall’epidemia in Spagna c’è anche quello delle corride, scrive il Guardian. Gli spettacoli sono sospesi da marzo, e secondo le stime le perdite ammontano già a più di 700 milioni di euro. L’allentamento delle misure d’isolamento annunciato dal governo ipotizza che le corride possano riprendere a condizione che sia rispettata una densità massima di una persona ogni nove metri quadrati, una condizione che renderebbe impossibile realizzare profitti.
La piattaforma di video on demand Movistar TV ha proposto alle associazioni del settore di trasmettere corride a porte chiuse, ma l’idea è stata accolta con scetticismo. Se l’intera stagione fosse cancellata, gli allevatori sarebbero costretti a mandare al macello gli animali che stanno per raggiungere il limite di età, recuperando solo 500 euro a fronte dei cinquemila che servono per allevare un toro da corrida. Per questo i rappresentanti del settore hanno chiesto aiuto al governo, sotto forma di sgravi fiscali e contributi.
La richiesta ha suscitato l’ira delle associazioni per i diritti degli animali, che da anni si battono per l’abolizione delle corride. Una petizione lanciata da Anima Naturalis per chiedere al governo di non destinare fondi pubblici al salvataggio di uno spettacolo basato sulla sofferenza degli animali ha già raccolto più di centomila firme. Secondo gli attivisti è l’occasione per soffocare definitivamente un settore già indebolito dalla precedente crisi finanziaria, che aveva spinto molte amministrazioni locali a tagliare i fondi per gli spettacoli e portato al dimezzamento delle corride.

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