Il 25 novembre ricorre una data molto importante per la comunità animalista internazionale, in tutto il mondo, infatti, si celebra il Fur-Free Day, ossia la Giornata Anti-Pellicce. Un modo per ricordare a tutti che gli animali vanno amati e trattati con rispetto, e non indossati.
Un’iniziativa che si propone di sensibilizzare le persone sugli orrori subiti dagli animali da pelliccia; organizzata originariamente nel 1986 da attivisti impegnati contro lo sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce, il Fur-Free Day è oggi celebrato da tutto il movimento mondiale per i diritti degli animali.
Nonostante gli sforzi profusi dal settore della pellicceria nel presentare ancora nelle ultime sfilate di moda la pelliccia come un prodotto desiderabile, in realtà negli ultimi anni si registra una forte inversione di tendenza; i cittadini-consumatori, soprattutto i giovani, sono sempre più informati sulla sofferenza subita dagli animali utilizzati per la produzione di pellicce e per questo rifiutano di acquistare simili prodotti.
Oggi in Italia le donne che dichiarano di indossare una pelliccia sono diminuite dagli 8 milioni del 2002 a 2,6milioni, e si tratta di donne che per il 47% hanno un’età maggiore di 65 anni e un livello d’istruzione basso (il 60% ha solo la licenza media inferiore).
Oltre alle pellicce considerate “pregiate”, l’industria della pellicceria si è ormai orientata verso un mercato di massa rivolto ai giovani (non solo nell’abbigliamento femminile, ma anche maschile e per l’infanzia), utilizzando i famigerati “inserti in pelliccia”: bordature di pelo di procioni, cincillà, opossum, conigli (questi ultimi non sempre derivati come sottoprodotti dell’industria della carne, bensì appositamente allevati) e brandelli di molte altre specie animali sono inseriti ovunque, dai colli dei giacconi ai polsini, dalle calzature alle borse, dai cappelli ai paraorecchie, e altro tipo di accessori e oggettistica.
Questa giornata serve a ricordare ai giovani e a tutti i consumatori i milioni di animali che soffrono e muoiono ogni anno per la discutibile “moda” della pelliccia evidenziando che n indumento con una sola piccola parte in pelliccia animale, nasconde sempre una grande sofferenza. Nella scelta di un capo d’abbigliamento è possibile preferire prodotti che non comportano la morte di alcun animale e spiegare i motivi della propria scelta al rivenditore. Il mercato offre prodotti alternativi. Possiamo non essere complici della morte di milioni di animali.

Fonte: Uff. Stampa Lav

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