Animali tipici delle zone più calde del pianeta lasciati in balia del gelo a temperature inferiori allo zero. La giraffa con un gilet imbottito del circo Orfei di Brescia negli ultimi giorni è diventata virale sulle bacheche social, sollevando sdegno e dibattiti sul web, sulla riduzione in schiavitù degli animali per il divertimento degli umani. Sul posto sono dunque intervenuti i carabinieri forestali: il circo Orfei, nel quartiere di San Polo, e il benessere degli animali erano già sotto indagine da diverso tempo. Non solo la giraffa, ma anche due zebre e alcuni cammelli erano lasciati in condizioni non rispettose delle linee guida imposte dalla Commissione scientifica Cites del ministero dell’Ambiente in vigore dal 2010. La temperatura prevista per queste specie esotiche non può scendere sotto i 12 -15 gradi, spiegano i carabinieri in un comunicato stampa, ricordando che sabato mattina, giorno dei controlli, il termometro segnava 0 gradi.

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Gli animali venivano lasciati all’esterno direttamente sull’asfalto, che al momento del controllo era ghiacciato, senza che fossero stati predisposti spazi con terreno naturale o sabbia e rami per stimolare il loro interesse. Tutti gli animali sono stati messi sotto sequestro e la proprietaria è stata denunciata all’autorità giudiziaria per il reato previsto dall’art. 727 del codice penale, che prevede la detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e in grado di causare gravi sofferenze, comportamento punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda da 1.000 a 10.000 euro. I responsabili della struttura sono stati inoltre denunciati, dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Brescia, per aver reclutato e sottoposto a sfruttamento lavorativo, tre lavoratori ‘in nero‘, due del Gambia e uno del Pakistan, provvisti di regolare permesso di soggiorno, ai quali veniva corrisposta una retribuzione palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali.

Ma non basta, perché da ulteriori controlli è emerso che gli alloggi di questi lavoratori irregolari, sono risultati essere in condizioni precarie, all’interno di un camion adibito a giaciglio di fortuna. I deferiti rischiano la reclusione da uno a sei anni e la multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato. Il personale dell’Ats di Brescia intervenuto sul posto assieme ai militari dipendenti dal Nucleo investigativo e dalla stazione Carabinieri Forestale di Brescia, procederà ora alla contestazione delle violazioni delle norme del Testo unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro e igienico sanitario.

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