«Massima vigilanza contro i mattatoi “fai da te” e, più in generale, stop a tutte le macellazioni di animali – con o senza stordimento preventivo – per il consumo di carne». Lo torna a chiedere l’Ente Nazionale Protezione Animali alla vigilia della “Festa del sacrificio” che quest’anno si tiene a partire da domenica 11 agosto e che in passato ha visto numerosi casi di animali (soprattutto ovini) barbaramente uccisi e macellati sull’uscio di casa. Situazioni del genere si sono spesso concluse con la denuncia e la condanna dei responsabili. Infatti, chiunque macella illegalmente un animale, oltre a violare molte norme igienico-sanitarie, commette un reato (art. 544 bis, uccisione di animali). Naturalmente, l’Ente Nazionale Protezione Animali è pronto ad attivarsi con il proprio ufficio legale e con i propri volontari.
Il problema della “Festa del sacrificio” non è legato soltanto al “fai da te” ma, anche e soprattutto, al fenomeno della macellazione rituale, che prevede l’uccisione dell’animale per dissanguamento (viene rescissa la carotide) e senza stordimento. In altri termini, esso rimane cosciente fino a quando non sopraggiunge la morte dopo una terribile agonia. Si tratta diuna pratica che in Italia è ammessa solo per le religioni ebraico e musulmana, grazie a una deroga rispetto al principio generale dello stordimento preventivo.
«Da tempo chiediamo la fine di questa ulteriore crudeltà che infligge agli animali un supplemento di sofferenza. Tuttavia, diversamente da altri Paesi, nei quali la deroga è stata soppressa, il nostro non si p ancora mosso», spiega la presidente nazionale di Enpa, Carla Rocchi, che aggiunge: «Attenzione, però, il consumo “rituale” di carne non è legato unicamente all’Islam o all’ebraismo, ma anche ad altre fedi religiose. Per quanto riguarda il cattolicesimo, non posso fare a meno di pensare alla terribile mattanza di agnelli che ogni anno si ripresenta in occasione delle festività natalizie e pasquali. Ma la vera sfida non è quella di non uccidere gli animali senza stordimento; è invece quella di non ucciderli affatto. Neanche per mangiarli».

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