A volte ci si chiede “ma a che servono le mosche?” e non abbiamo remore ad eliminarle. Bene, a meno che non si tratti di una mosca tse-tse, l’insetto che può trasmetterci la malattia del sonno, dovremmo riflettere prima di passare all’azione.
Se praticassimo lo zen, avremmo giusto un mese di sopportazione, perché la mosca fastidiosa abbia il suo bel funerale. Questa in genere è la durata di vita che l’universo ha concesso loro. Perciò, prima di ucciderla, valutiamo bene se sia il caso. Secondo la filosofia orientale ci deve essere un motivo molto valido per sopprimere un essere vivente. Meglio, comunque non incrociare i seguaci di Buddha, che a differenza dello spirito occidentale un po’ sbarazzino, considerano sacra e insopprimibile ogni sorta di vita sulla terra. Se una vita c’è nell’universo, questa ha la sua funzione da svolgere.
Ecco perché non bisogna uccidere una mosca. Perché le mosche sono necessarie,lo riporta un articolo apparso recentemente su proiezionidiborsa.it
Le mosche che entrano nelle nostre abitazioni sono abbastanza innocue. Sono appunto denominate “mosche domestiche”. Hanno una grande funzione nell’ecosistema in cui viviamo. Non a caso arrivano a settembre, proprio per svolgere la loro funzione stagionale. Questa si può paragonare a quella dei termovalorizzatori.
Hanno la capacità di ripulire tonnellate di materia biologica in decomposizione, soprattutto le loro larve. Allo stesso tempo, favoriscono il ciclo inverso, cioè la trasformazione di quei prodotti decomposti in materiale organico utile ai terreni.
Un compito necessario per una società che di rifiuti ne produce anche troppi, e che spesso pena a smaltirli. Le mosche invece svolgono bene la loro funzione di netturbini della decomposizione, aiutandoci nell’equilibrio delicato di un ecosistema già abbastanza compromesso.
Pensiamoci bene allora prima di uccidere una mosca.

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