Il mondo si mobilita per le specie minacciate: dalle api alle balene, dalle barriere coralline agli insetti, ma anche giraffe ed elefanti… L’Earth Day 2019 è dedicato a loro. La Giornata Mondiale della Terra, istituita per il 22 aprile dalle Nazioni Unite con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sul pianeta, viene celebrata in 193 nazioni con 22 mila organizzazioni coinvolte: si tratta della più vasta manifestazione ambientalista che sta per compiere i 50 anni. Nel 1969, durante una conferenza dell’Unesco a San Francisco, l’attivista per la pace John McConnell propose la creazione di una giornata per onorare la Terra e il concetto di pace sula scia della mobilitazione che aveva spinto migliaia di studenti a scendere in piazza contro la guerra in Vietnam. L’evento che scatenò le proteste fu il disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California.Quest’anno l’evento assume particolare importanza dopo la mobilitazione internazionale partita dalla 16enne Greta Thunberg, che ha ‘contagiato’ gli studenti di tutto il mondo sui temi del cambiamento climatico e della difesa del pianeta. Tema del 2019 sono le specie minacciate, alla luce degli ultimi dati che rivelano come sia in corso una nuova estinzione di massa, la sesta finora registrata sulla Terra.Legambiente ha deciso di dedicare la giornata alle tartarughe marine, una specie antichissima dal grande valore simbolico: immagine di longevità e di connessione col passato del Pianeta, la tartaruga marina rappresenta anche un simbolo di libertà (nuota per moltissimi chilometri) e di tenacia (torna a nidificare sulle coste dove è nata). Nello specifico, le donazioni raccolte attraverso la TartaLove (la campagna di raccolta fondi tramite adozione simbolica delle tartarughe marine ricoverate nei Centri gestiti da Legambiente) nel corso del 2018 hanno permesso di finanziare numerose attività tra cui il recupero, cura e riabilitazione di 93 tartarughe marine (90 Caretta caretta e 3 Chelonia Mydas o tartaruga verde) in difficoltà; le attività di sensibilizzazione degli operatori del settore della pesca; i rapporti con le Forze dell’Ordine preposte alla sicurezza in mare, con le Aree Marine Protette, con enti di ricerca in tema di conservazione della natura e biodiversità; la realizzazione di attività di educazione ambientale con le scuole; la formazione delle comunità locali. Il tema delle specie minacciate è legato, tra le altre cose, a quello del consumo di suolo aumentato, in Italia, “del 180% dagli anni ’50 ad oggi” denuncia Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei geologi, che ricorda come il nostro Paese attenda “da tanti anni una legge per il suo contenimento”. Un problema non solo italiano, ma mondiale, dato che il 75% del suolo del pianeta “è estremamente degradato” e che “entro il 2050 potrebbe coinvolgere addirittura il 95% della superficie”. Poi c’è la questione della deforestazione: “Ogni anno perdiamo 13 milioni di ettari di foresta – spiega Angelone – e se non cominciamo a fare qualcosa nel concreto, entro il 2050 scompariranno oltre 230 milioni di ettari di foresta”. L’Italia è in ritardo su molti fronti, come dimostrano le 17 procedure di infrazione da parte dell’Unione europea per violazioni delle norme ambientali “la maggior parte delle quali legate alle discariche abusive – ricorda il geologo – alla gestione dei rifiuti e al mancato trattamento delle acque reflue urbane”.Di consumo di suolo parla anche la Coldiretti: “Nell’ultimo anno sono scomparsi 100mila ettari di terra coltivata, pari alla superficie di 150mila campi da calcio”. Le cause? Il consumo di suolo e la cementificazione “ma anche il mancato riconoscimento del lavoro degli agricoltori, i bassi prezzi pagati per i prodotti dei campi e gli attacchi degli animali selvatici che distruggono i raccolti e mettono in pericolo la sicurezza nelle aree rurali”. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat relativi alle intenzioni di semina, nel 2019 la superficie coltivata in Italia è scesa ancora ad appena 11,3 milioni di ettari. “Tra l’altro – sottolinea la Coldiretti – nell’ultimo anno sono andati persi 21mila ettari di prati permanenti e pascoli anche per gli attacchi degli animali selvatici agli allevamenti, la concorrenza sleale di carne e formaggi stranieri spacciati per nazionali e il massiccio consumo di suolo che in Italia ha ridotto drasticamente gli spazi verdi e i tradizionali percorsi lungo i fiumi fino ai pascoli di altura storicamente usati anche per la transumanza delle greggi”.