Le “tigri di Triggiano” sono in buone condizioni di salute ma si trovano ancora nelle gabbie di trasporto. Infatti, la struttura di Fasano alla quale sono state temporaneamente affidate, non è in grado di ospitarle nei suoi spazi. Lo rende noto l’Ente Nazionale Protezione Animali, l’unica associazione animalista ad essersi recata sul posto, nei giorni scorsi, per sincerarsi sulle condizioni di salute degli animali. «Lasciando da parte ogni considerazione relativa alla struttura dove sono stati portati gli animali, che è pur sempre un luogo di cattività, ci troviamo a gestire una situazione di emergenza. Le tigri – spiega la coordinatrice regionale Enpa per la Puglia, Daniela Fanelli, che ha condotto il sopralluogo a Fasano – non hanno spazio sufficiente né a muoversi né a sgranchirsi. Si trovano dunque in una situazione di costrizione e dopo una settimana non è più concepibile che vengano detenute in tali condizioni».
Per questo Enpa, nel rinnovare il proprio cordoglio per la morte del domatore, ha scritto al Ministro dell’Ambiente e al PM che sta lavorando sul “caso Triggiano” affinché venga trovata una sistemazione, anche temporanea, ma che consenta comunque agli animali di esprimere i loro più immediati e basilari bisogni etologici. Con l’esclusione, naturalmente, di tutte le insegne circensi; quindi, anche e soprattutto, di quella alla quale sono stati sequestrati.
L’associazione sta anche cercando di garantire un futuro sereno alle tigri di Triggiano, una volta superata la fase di prima emergenza. «Al Ministero dell’Ambiente abbiamo chiesto di trovare una soluzione nell’ambito della rete europea dei santuari perché quelli del nostro Paese non hanno gli spazi necessari ad accoglierle e a garantire loro una vita dignitosa. Noi, comunque, non ci rassegniamo all’idea che questi animali possano finire in uno zoo».

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