L’inesorabile sterminio degli elefanti per impossessarsi delle loro preziose zanne sembra non avere fine. Se tutto il mondo non farà sentire la sua condanna decisa questi splendidi animali presto spariranno. Come evidenziato sulla stampa.it, all’inizio del XIX secolo in Africa vivevano circa 25 milioni di elefanti. All’inizio del XX secolo ne erano rimasti 5 milioni. Oggi si stima che, in tutto il continente africano, rimangono circa 350.000 elefanti, ma con un tasso di 35.000 elefanti uccisi ogni anno per il loro avorio, la loro fine è vicina. Il traffico d’avorio ha anche un costo umano con centinaia di persone uccise o ferite negli scontri tra forze dell’ordine e cacciatori di frodo, migliaia incarcerate o spinte verso altre forme di crimine. Dietro, c’è corruzione a tutti i livelli, riciclaggio di denaro sporco e molte armi: un traffico che finisce anche per finanziare reti criminali internazionali, trafficanti di esseri umani, milizie e organizzazioni terroristiche. Con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica e dei governi di tutto il mondo, molti Paesi hanno simbolicamente distrutto l’avorio confiscato negli anni durante cerimonie pubbliche, dette “Icrush”, nelle più importanti città del mondo. Tra i Paesi che finora hanno distrutto pubblicamente i propri stock di avorio ci sono Stati Uniti (già due volte), Cina, Francia, Belgio, Filippine, Kenya, Gabon ed Etiopia. Un’azione simbolica che si è trasformata in movimento che ora arriva in Italia con il primo ‘Ivory crush’ nel nostro Paese, previsto il 31 marzo alle ore 17 a Roma, al Circo Massimo.