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Anche quest’anno ha preso il via la celeberrima Iditarod Trail Sled Dog Race, l’annuale corsa di slitte trainate dai cani che si tiene in Alaska all’inizio di marzo, su un percorso di circa 1868 km. A 50° sotto zero.
Iditarod è un percorso che unisce le città di Anchorage e Nome. Date le condizioni meteo con temperature polari, il luogo viene scelto per competizioni estreme come l’Iditarod sottoponendo i cani a sforzi che a volte si sono rivelati mortali
La gara nacque in seguito all’epidemia di difterite che colpì Nome nel 1925: non era possibile, data la situazione meteo, far arrivare rapidamente l’antitossina da Anchorage tramite aereo o nave, perciò si utilizzò la tradizionale slitta. L’episodio ispirò il film d’animazione Balto, dal nome del cane da slitta che guidava l’ultimo dei 20 team che raggiunse Nome a soli 5 giorni dalla partenza, un’impresa lunga 127 ore.
La corsa dei cani da slitta vorrebbe conservare il ricordo di questi animali eroici che salvarono una comunità ma è un atto crudele di cui i cani farebbero volentieri a meno. In origine le slitte impiegavano una ventina di giorni per terminare il percorso, ora ne bastano la meta’. Una slitta puo’ essere trainata da un massimo di 16 cani e ne devono arrivare al traguardo almeno 5. Quelli che si ammalano o si feriscono vengono lasciati lungo le piste, e poi trasferiti ai punti di arrivo (?). Per la sua brutalita’ e le condizioni proibitive in cui si svolge, la corsa e’ stata di recente al centro di molte polemiche. Secondo l’associazione animalista Peta (People for the Ethical Treatment of Animals) nel corso degli anni sono morti piu’ di 150 cani in gara, cinque nel 2017 e cinque lo scorso anno.

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