Quando Chiara lo ha trovato grazie all’Enpa di Conegliano mai avrebbe pensato che sarebbe diventato una star del web con tanto di fans. “Dopo aver perso Cosmo, il mio primo gatto, cercavo un altro amico a quattro zampe – spiega Chiara -. Grazie all’Enpa ho trovato due cuccioli che avevano bisogno di casa. Due trovatelli, abbandonati in una borsa di plastica a Vittorio Veneto. Gea, la sorellina, è morta dopo un anno, mentre Astro è diventato a tutti gli effetti il mio convivente. E il protagonista di alcune avventure che posto due volte al giorno in un gruppo Facebook chiamato – non chiedermi perché – GniruGniru.
“A dire il vero, il successo ottenuto dal micio e dalle mie storie – racconta Chiara – ha stupito anche me, ma ovviamente ne sono felice”. Astro è stato infatti da poco protagonista di un servizio di “Io Donna” settimanale del Corriere del Sera e sarà il protagonista di un libro in uscita per i tipi Smasher, casa editrice messinese che sostiene l’associazione Frida Onlus, contro la violenza sulle donne.
Il segreto di tanto successo? Probabilmente il suo irresistibile dialetto, un pastiche di dialetto veneto (con tanto di intercalari da osteria), di quel petèl che tanto piaceva a Zanzotto, di strafalcioni parafelini.
Astro si presenta così: “Messono nato a Vittorio Veneto che, noppedire, è uno dei posti più bbelli del Veneto”. La sua mamma, anzi la sua mamete – per usare il lessico di Astro – era una borsa di plastica della Lidl a cui Astro, “col suo codone ombelicolale ancora apeso alla panciota” voleva “ben, solo chellei ci abbraciolava tropo streti e cimmancava iffiato…”
Le storie di Astro sono diventate un appuntamento imperdibile ancor di più in questo periodo di quarantena. “Come tutti i gatti! -puntualizza Chiara – Il gatto è l’animale zen per antonomasia, perché prende la vita con calma, disinteressandosi alle miserie umane”.

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