Secondo i dati più recenti e affidabili, in Italia ci sono almeno 7 milioni di gatti domestici. Secondo un rapporto di ASSALCO, l’Associazione Nazionale Imprese per l’Alimentazione e la Cura degli Animali da Compagnia, nel 2018 il mercato degli alimenti per gatti ha avuto un fatturato di poco superiore al miliardo di euro, in lieve aumento rispetto all’anno precedente: parliamo di 251.248 tonnellate di cibo. È in crescita anche il mercato della sabbietta per gatti (o lettiera), che è più piccolo – 72 milioni di euro, solo contando le vendite attraverso la grande distribuzione organizzata – ma su cui si sta investendo molto, e che nel 2018 ha avuto una crescita del 6,2 per cento rispetto al 2017.
Come ha scritto di recente il Wall Street Journal, il mercato della sabbietta – che negli Stati Uniti vale oltre 2 miliardi di dollari l’anno – «è un redditizio segmento della crescente industria di prodotti per animali domestici, perché è essenziale se si possiede un gatto che vive in casa e perché i proprietari sono disposti a pagare sempre di più per prodotti che riducano gli odori e le scocciature». Di recente, a queste esigenze si sono unite le preoccupazioni legate all’ambiente, con la conseguente crescita di prodotti più ecologici: un tema particolarmente importante per un prodotto venduto a chili, usato e buttato con relativa frequenza.
La sabbietta per gatti iniziò a essere venduta negli Stati Uniti nel 1947. Il Washington Post racconta che il primo a venderla fu Edward Lowe, che dopo essere tornato dalla Seconda guerra mondiale andò in Indiana a lavorare con suo padre. I due vendevano sabbia, segatura e argilla alle industrie della zona (alcune delle quali la usavano anche per pulire, assorbendoli, il petrolio e altri liquidi grassi che finivano sui pavimenti). A un certo punto un amico, il cui gatto passava probabilmente più tempo in casa che fuori, chiese a Lowe se avesse qualcosa di meglio rispetto alla cenere, alla sabbia o alla terra (che non erano molto efficaci, e per di più finivano per essere trasportate in giro per la casa) da usare come lettiera per l’animale. Lowe gli propose dell’argilla smettica, sapendo che i suoi ioni positivi sarebbero stati efficaci nell’assorbire quel che i gatti ci lasciavano in mezzo. Funzionò, e Lowe lanciò allora la Kitty Litter: un’azienda che ebbe molto successo, al punto che ancora oggi in America “kitty litter” è anche un nome generico per la lettiera, non solo per quella di Kitty Litter. Nacquero in seguito aziende rivali, ognuna con i suoi materiali e le sue tecniche per ridurre odori e problemi.
Oggi la sabbietta può essere fatte con composti minerali, vegetali o al silicio. Come spiega Altroconsumo, le lettiere minerali sono fatte da «granuli di bentonite [un minerale argilloso impermeabile] che si sciolgono a contatto con i liquidi, formando grumi». Sono le lettiere cosiddette “agglomeranti”, che tra le altre cose possono essere composte da minerali diversi, come la sepiolite, la zeolite o la farina fossile. Secondo Altroconsumo, «le lettiere a base di sostanze minerali sono le piu? economiche. Tuttavia, hanno lo svantaggio di essere pesanti, dunque scomode da trasportare». Le lettiere vegetali di solito «sono a base di orzo o mais» ma ne esistono anche di carta pressata o di altri materiali. Si tratta, scrive Altroconsumo, «di scarti di lavorazione di origine nazionale, per cui non viene utilizzata nessuna nuova materia prima e i chilometri percorsi sono pochi». Pare che ci siano gatti con il vizio di mangiarle, le lettiere vegetali, che comunque sono innocue. Il terzo tipo di lettiere sono quelle al gel di silicio che assomiglia un po’ al sale grosso, o a quei materiali usati nei sacchetti per preservare le medicine: sempre secondo Altroconsumo il materiale usato per queste lettiere «proviene generalmente dalla Cina» ma ha il vantaggio di essere «più leggero da trasportare». Il Wall Street Journal scrive che in certi casi alle lettiere vengono aggiunte sostante chimiche come il bicarbonato di sodio, che aiuta a attenuare gli odori.
Un recente rapporto del sito PeT B2B, «rivolto agli operatori del settore dei prodotti per l’alimentazione e la cura degli animali da compagnia», spiega che le lettiere di origine minerale sono le «più tradizionali» e «sviluppano circa la metà del giro di affari per questo settore e occupano la fascia di prezzo più bassa». I prodotti al silicio, invece, «occupano la fascia media, hanno fatto la loro comparsa sugli scaffali dei canali di vendita poco più di una decina di anni fa e hanno conosciuto fin da subito un’evoluzione molto interessante, grazie soprattutto alla maggiore leggerezza e semplicità d’uso». Le lettiere vegetali sono le più recenti sul mercato, «stanno dimostrando una crescita molto importante e stanno rapidamente uscendo dalla nicchia»: sono in genere le più care ma «la comodità di utilizzo e la crescente attenzione verso temi quali la sostenibilità ne fanno un segmento di forte appeal verso i proprietari più sensibili al trend del naturale».

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Categorie: Curiosità