Cresce in Parlamento la mobilitazione per  escludere cani e gatti e in genere gli animali domestici tra i beni  pignorabili. Sono tre le proposte di legge presentate infatti tra  Camera e Senato per modificare in questa direzione il codice civile e di procedura civile, alla luce di un problema che con la crisi economica e il conseguente aumento di debiti non saldati si è manifestato in modo sempre più crescente.
La prima a sollevarlo è stata Michela Vittoria Brambilla, esponente di Forza Italia, e forse la parlamentare più convintamente animalista.
Con una proposta di legge presentata all’inizio della legislatura,  nell’aprile del 2013, chiede di inserire nel codice civile una norma  in base alla quale “gli animali domestici sono impignorabili e non  possono essere oggetto di asta giudiziaria”. Questo perchè, spiega, si tratta di “esseri dotati di una propria sensibilità, considerati alla stregua di veri e propri membri di famiglia, ai quali garantire il  pieno rispetto delle relative esigenze”. Basta quindi considerarli come una cosa, principio “che ci deriva dalla tradizione del diritto romano”.
Brambilla non si ferma qui. Chiede anche che per il pignoramento degli animali non domestici, “lo scopo patrimoniale o lucrativo debba risultare esclusivamente da un’idonea e attendibile documentazione fornita dal creditore”.
Una questione che con il tempo si è rivelata sempre più  bipartisan e bicamerale. E di una ventina di giorni fa infatti la presentazione in Senato di un disegno di legge del presidente della commissione Cultura, Andrea Marcucci, del Pd, per la modifica al codice di procedura civile in materia di introduzione del divieto di pignoramento degli animali da compagnia.
Alla Camera è stato invece il collega di partito, Michele Anzaldi, a presentare una proposta analoga, per inserire gli animali domestici tra i beni non pignorabili.
L’esponente Dem lancia un vero e proprio allarme, ricordando che “con l’aggravarsi della crisi sono oltre 5.000 i pignoramenti nel nostro Paese ed è già accaduto che tra i beni posti all’asta per pagare i creditori siano finiti anche animali domestici come cani e gatti”.
E a sostegno della sua richiesta, Anzaldi ricorda che “in diversi Paesi anche europei, come in Germania, è stato stabilito per legge che gli animali non sono cose e quindi non sono pignorabili”.
Ermete Realacci, anch’egli del Pd, e presidente della commissione Ambiente della Camera, ha invece scelto la strada dell’interrogazione parlamentare, presentata ai ministri dell’Economia, della Giustizia, dell’Ambiente e della Salute, chiedendo se “intendano o meno aggiornare la normativa civile e disporre la ‘non pignorabilità’ degli animali d’affezione, anche alla luce della novella giurisprudenziale in questi anni volta a garantire maggiore rispetto e diritti agli animali”.
“Tanto più considerando che il pignoramento di un animale d’affezione  e il suo allontanamento costituisce elemento di ritorsione sull’affetto dello stesso e anche una forma indiretta di ritorsione psicologica sul debitore”. 

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