Un cacciatore parmense accusato di aver utilizzato il collare elettrico sui suoi tre cani ha dovuto affrontare un processo penale che si è concluso con una condanna al pagamento di 10mila euro di multa. Inoltre il giudice ha disposto che paghi all’Enpa, che si è costituita parte civile, un risarcimento di 4mila euro più le spese legali.
L’uomo è stato fermato da due guardie zoofile ENPA durante una battuta di caccia alla lepre nelle campagne di Borgotaro, nel 2012. Durante il controllo ha attivato il collare elettrico per evitare che i suoi cani fuggissero: come ha testimoniato una delle guardie, un animale si è messo a guaire in modo lancinante e l’altro è stramazzato al suolo. Un comportamento che ha fatto scattare una denuncia per il reato di maltrattamento di animali, previsto dall’articolo 544 tre del codice penale e punito con la reclusione fino a 18 mesi o con una multa fino a 30mila euro.
I collari elettrici sono stati sequestrati, nonostante il cacciatore avesse cercato di disfarsene gettandone uno nella boscaglia. Si tratta di uno strumento molto controverso, su cui la giurisprudenza si è espressa con decisioni contrastanti. In Italia la vendita è ammessa nell’ambito dell’addestramento, ma una sentenza della Cassazione del 2013 lo ritiene incompatibile con la natura del cane. In questo caso sarebbe stato utilizzato per provocare un intenso dolore agli animali tramite puntali che danno una forte scossa elettrica alla gola del segugio.
Al termine del processo dibattimentale davanti al pm, l’imputato è stato ritenuto responsabile del reato di maltrattamenti di animali. La sede centrale dell’Enpa ha ricevuto un risarcimento complessivo di 4mila euro come parte civile. Il giudice ha disposto infine che i tre cani vengano confiscati.

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