“Le regioni redigano i calendari venatori secondo le indicazioni date dall’Ispra o al massimo entro i termini dell’accordo raggiunto con le parti sociali, per evitare violazioni alle norme nazionali e comunitarie e un grave e irreparabile danno al patrimonio pubblico, di cui chiederemmo di rendere conto alla magistratura non solo amministrativa”.E’ quanto affermano le associazioni Enpa, Fare Verde, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwfche hanno inviato un telegramma a tutti i presidenti di regione nonché agli assessori regionali all’ambiente e alla caccia, per chiedere il rispetto e l’applicazione delle nuove regole sulla tutela degli uccelli e la regolamentazione della caccia. “Le modifiche alla legge 157/92 intervenute con la legge Comunitaria 2009 obbligano lo Stato e le Regioni, già con i prossimi calendari venatori, a garantire la massima tutela alle specie di uccelli selvatici, a mantenere uno stato di conservazione favorevole e a vietare la caccia nei periodi di riproduzione e migrazione prenuziale. “I prossimi calendari venatori dovranno tenere obbligatoriamente conto di queste regole, derivanti dalle norme europee e internazionali, nel rispetto delle indicazioni date dalla Guida Ispra 2010 che rappresentano non dei semplici ed eludibili pareri ma gli standard minimi e uniformi di tutela statale. “Bene dunque ha fatto oggi il PD a chiedere alle regioni il rispetto di tali regole, richiamando anche l’accordo che nei giorni scorsi è stato trovato tra le regioni e le parti sociali. E’ utile infatti notare che la Conferenza delle Regioni ha promosso e coordinato un tavolo di confronto tra le varie parti sociali che, dopo mesi di lavoro, è giunto alla definizione di un accordo “politico” per la redazione dei prossimi calendari venatori. “A questo punto è quindi d’obbligo, anche considerato lo stato già critico in cui l’Italia versa, agli occhi dell’Europa, sul fronte caccia, che le regioni emanino i calendari venatori entro i termini dettati dall’Ispra, anche tenendo conto dell’accordo raggiunto tra le parti sociali, al fine di evitare violazioni alle norme nazionali e comunitarie e soprattutto quel gravissimo danno al patrimonio pubblico, per il quale, questa volta, chiederemmo l’intervento della magistratura non solo amministrativa”.

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