Non tutti sanno che Andrea Camilleri amava molto i gatti, li sentiva vicini, spiriti affini e compagni discreti.
Una bella intervista di Federica Morrone al “cuntatore” pubblicata su peopleforplanet ci da uno spaccato di questo raffinato gattofilo.
«Non siamo noi a scegliere il gatto, è il gatto che sceglie noi. Ho sempre avuto gatti che sono entrati in casa e si sono rifiutati di andarsene. Quindi in realtà mi hanno scelto, hanno sentito che potevamo andare d’accordo e sono venuti ad abitare con me».
«Un gatto è una gran cosa. La compagnia che dà un gatto è quasi umana, a differenza della compagnia che può dare un cane che pende dalle tue labbra e vuole adeguarsi alla tua volontà. Il gatto è sempre in una posizione dialettica; può condividere quello che stai dicendo, ma può anche non condividerlo. Ha quella sorta di piccola autonomia che può avere un amico nei tuoi riguardi. Certe volte il gatto ti dice: non sono d’accordo con quello che stai facendo, e te lo dimostra in mille modi, voltandoti le spalle ad esempio. La bontà estrema e la posizione dialettica fanno la differenza tra cane e gatto».
In particolare Camilleri amava i gatti guerrieri.
«Mi piacciono i gatti guerrieri che lottano per la sopravvivenza, senza un occhio, con mezzo orecchio. A questi gatti bisognerebbe concedere il riposo del guerriero appunto. Trovare un modo. In genere le persone adottano micini piccoli, perché sono graziosi, simpatici. Però avere un gatto guerriero accanto, che con le sue ferite ti dimostra quanto è difficile l’esistenza e quanto è dura la sopravvivenza, credo sarebbe un esempio per chi cerca la vita facile». Per proseguire la lettura cliccare qui.
Ma il rapporto amorevole di Camilleri con gli animali traspare anche da uno dei suoi ultimi scritti: “Topiopì”, una favola autobiografica dell’amicizia tra un pulcino e il bimbo  Nené che altri non è che Andrea Camilleri.

Categorie: Animali e Cultura