Conosciamo numeri e cause dell’inquinamento atmosferico sulla salute dell’uomo, compreso il dato assoluto che registra 7 milioni di vittime l’anno nel Mondo. Eppure, ancora inesplorate rimangono le malattie e la mortalità di chi con noi condivide monossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, ozono o metalli pesanti. Sono anfibi, rettili, mammiferi e uccelli che abitano le nostre zone urbane, agricole o naturali e i loro polmoni non sono immuni dalle sostanze tossiche che vi si depositano.
La scienza non è ancora in possesso di dati globali che possano supportare la conservazione delle specie più colpite, ma in uno studio pubblicato su “Enviromental Research Letters” alcuni ricercatori hanno individuato le ‘sentinelle’ in grado di dire molto sulla qualità dell’aria che umani e animali respirano: gli uccelli. A fare il punto sul tema è stato il Parco Natura Viva nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, che quest’anno è dedicata proprio a ‘Air pollution’.

“Il sistema respiratorio degli uccelli – spiega Cesare Avesani Zaborra, direttore scientifico del Parco Natura Viva – al contrario del nostro, non prevede l’inspirazione e l’espirazione ma un flusso unidirezionale dell’aria”. “Se questo è utilissimo ai fini di un vantaggio energetico in volo, diventa anche un’efficacia fatale in presenza di alti tassi d’inquinamento” aggiunge il ricercatore. Gli uccelli come avamposti della qualità dell’aria dunque, che manifestano conseguenze diverse a seconda della specie e dell’esposizione.

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