Dopo più di un anno di intensa attività investigativa svolta in collaborazione con i colleghi di Cortemilia, i carabinieri forestali di Nizza Monferrato, hanno denunciato a piede libero un’allevatrice di Cossano Belbo (Asti) per esercizio abusivo della professione medico-veterinaria.
Tutto è partito da irregolarità formali riscontrate su libretti identificativi di cani di razza beagle di proprietà di alcuni astigiani. Le indagini, che hanno comportato l’acquisizione di documenti e di informazioni testimoniali su un totale di 25 cani, non solo nella provincia di Asti ma anche nella provincia di Cuneo e in altre Regioni (Liguria, Veneto, Lombardia, Toscana), hanno permesso di risalire ad un allevamento amatoriale di cani in Cossano Belbo.
I militari hanno esaminato una grande mole di documentazione, riscontrando che dal 2011 al 2018 la titolare aveva più volte prescritto e somministrato farmaci veterinari agli animali allevati e a quelli venduti in assenza di qualsiasi titolo professionale.
“Le vaccinazioni dei cuccioli, per esempio, risultavano essere state eseguite in allevamento ma non si riscontrava sui documenti alcun riferimento che permettesse di attribuire prescrizione e somministrazione del farmaco ad un medico veterinario, come previsto dalla normativa in materia; risultava quindi impossibile attestare la validità e l’esecuzione in sicurezza dei trattamenti”, spiegano gli investigatori.
Dalle indagini è emerso inoltre che l’allevatrice cedeva i cani annotando sul tesserino di riconoscimento una prescrizione medica di prosecuzione di terapie farmacologiche, per lo più antiparassitarie ma anche antibiotiche, che lei stessa aveva intrapreso in assenza di qualsiasi valutazione medico-veterinaria documentata, a volte fornendo lei stessa materialmente i farmaci agli acquirenti.
Si trattava di farmaci di libera vendita dietro prescrizione medica, ma dato che l’indagata non è titolata a diagnosticare patologie, prescrivere terapie né, tanto meno, cedere direttamente farmaci, i cuccioli potrebbero essere stati destinatari di cure non adatte o inutili, con potenziali rischi per la loro salute.
Per tale condotta i militari hanno denunciato l’allevatrice all’Autorità Giudiziaria per esercizio abusivo della professione medica.
La maggior parte degli acquirenti avevano trovato l’annuncio di vendita sui vari siti di acquisto in rete. Nella quasi totalità dei casi avevano ricevuto i cani con documentazione identificativa riportante la dicitura “cane di pura razza senza pedigree”. Tuttavia i cuccioli erano privi di qualsiasi certificazione che attestava la loro genealogia per cui, nel rispetto della normativa vigente in materia, non avrebbero potuto essere venduti come “razza pura” bensì solo dichiarandoli chiaramente come “meticci” o “incroci”. Per questo i militari hanno contestato alla donna anche una sanzione amministrativa per un importo superiore ai 10 mila euro.
Nessun problema, invece, è stato riscontrato rispetto alle condizioni di benessere dei cani detenuti in allevamento, verificate congiuntamente a personale dei servizi veterinari dell’Asl di Alba-Bra.

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