L’incontro, promosso dall’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Consiglio Nazionale della Ricerche e dalla spagnolo Coloquios Internacionales sobre Cerebro y Agresion si è svolto nei giorno scorsi a Roma presso la sede del CNR. Organizzato a venticinque anni dalla Dichiarazione di Siviglia sulla violenza, il convegno si è chiuso il 25 settembre ed ha riunito psicologi, psichiatri, etologi neurobiologi fisici, linguisti, antropologi e sociologi provenienti da tutto il mondo. Punto di partenza dei lavori è stata proprio la dichiarazione di Siviglia, redatta dall’Onu nel 1986, e aggiornata con i più recenti studi sul fenomeno della violenza. «L’aggressività, la violenza, la guerra non sono necessità biologiche e quindi non sono inevitabile come è ancora opinione diffusa», ha spiegato la ricercatrice Camilla Pagani che ha aggiunto: «il documento mette in evidenza l’importanza dei fattori socioculturali quali cause fondamentali della violenza e individua nell’educazione l’elemento principale che rende la personalità umana in grado di controllare la propria aggressività.» Con tutte le implicazioni che questo comporta anche nel rapporto con gli animali. L’individuo violento con gli animali è certamente sulla strada che lo porterà a fare altrettanto con i suoi simili, manifestando quelle carenze affettive e culturali che determinano l’aggressività.

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