In questi tempi di pandemia, chiusi in casa, è bello sapere che trentaquattro anni dopo la tragedia di Chernobyl, la vita vegetale e animale prospera nell’area attorno alla centrale nucleare tutt’ora preclusa agli esseri umani. Sono i droni che ci hanno dato la bella notizia. Dopo le morti degli animali per le radiazioni e gli abbattimenti di centinaia di migliaia di esemplari, i sopravvissuti si sono adattati alle radiazioni e si sono riprodotti. Oggi, anche se sembra paradossale, un’area di 2600 chilometri quadrati attorno alla città fantasma di Pripyat è l’habitat dove vivono e prosperano popolazioni di volpi, orsi, lontre di fiume, lupi grigi, donnole, martore. Si sono geneticamente automodificati per resistere alle radiazioni aiutati dalla totale assenza di antropizzazione. (enpa.it)

         

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