Di seguito la notizia scritta da Maurizio Gallo e pubblicata su “Il Tempo” di lunedì 11 novembre. 

Per tutta la vita Trillo ha vissuto prigioniero su un balconcino. Quel piccolo spazio chiuso da una ringhiera al primo piano di uno dei palazzi di Tor Bella Monaca era il suo “confino” senza libera uscita, un carcere a cielo aperto che un giorno Trillo ha provato a lasciare, precipitando nel vuoto. Una caduta che poteva concludersi tragicamente e che , invece, ha rappresentato per lui la fine di quell’esperienza galeotta e gli ha permesso almeno di trascorrere felice e amato l’ultimo dei suoi sedici anni.
Il piccolo meticcio, un simil pincher, ha vissuto quindi anni segregato in quel banconcino. Era “ignorato, trascurato, mai una carezza”, spiegano all’Ente Protezioni Animali. I cani e i gatti, si sa, sono animali sociali ma le giornate di Trillo trascorrono senza affetto e vicinanza, solo e disperato su quel terrazzino. Una “vita da cani”, nel senso letterale della parola. Così, un anno fa, forse perché già malato e ipovedente, il meticcio si infila tra le sbarre e cade pesantemente al suolo. “Guaisce, cerca aiuto. Le persone accorrono ma la sua proprietaria si affaccia e si limita a dire: Lasciatelo lì , ormai è vecchio…”, raccontano i volontari dell’Enpa.
Per fortuna, non lontano abita Fabio, che gestisce anche una colonia felina nel quartiere delle torri grigie a Sud Est della metropoli. E’ lui a raccoglierlo dall’asfalto e a chiamare i veterinari. Fabio si rivolge alla responsabile randagismo dell’Enpa Roma, Maurilia Amoroso, che gli consiglia di intraprendere la via dell’affido. E Fabio, sebbene avesse un gatto molto “geloso” del suo padrone, lo accoglie in casa. Trillo è pelle e ossa, ha problemi cardiorespiratori, insomma è ormai un “vecchietto”, tanto che a un certo punto viene ricoverato nella Clinica Borghesiana. Malgrado gli acciacchi dovuti all’età e alla lunga “prigionia” sul balcone, il cagnolino si riprende, mangia, viene portato a spasso da Fabio tre volte al giorno. Un mese fa, però, anche Fabio si ammala e non ce la fa più a gestire il cane. Così Trillo viene preso in carico da Emanuele, un altro volontario dell’Enpa romana. Nell’appartamento di Emanuele già vive una pincherina che gli fa compagnia. Trillo è finalmente felice. Il tempo passa e lui invecchia. Ormai il sedicenne meticcio si rifiuta di mangiare la pappa, deve essere imboccato e diventa anche un po’ aggressivo. “E’ come se fosse stato un vecchio malato di Alzheimer – spiega Maurilia – I suoi giorni purtroppo erano contati”. E la notte tra il 2 e il 3 novembre Trillo smette di respirare. O, come dicono gli animalisti, “si addormenta”. Un sonno eterno compensato se non altro dagli ultimi dodici mesi di affetto e benessere. “Almeno un anno di vita dignitoso dopo tutto quello che ha sofferto gli è stato regalato -commenta amaramente Maurilia Amoroso

Fonte: enpa.it 

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